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ucciso da un’embolia polmonare

Si taglia il polpaccio e lo dimettono muore dopo quattro giorni

La famiglia chiede di vederci chiaro sul decesso di un 65enne che si era ferito con il flessibile La procura della Repubblica ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo e disposto l’autopsia

di ENRICO CHIAVEGATTI

28/05/2018 - 15:21

Si taglia il polpaccio e lo dimettono: muore dopo quattro giorni

Faliero Ravaglia aveva 65 anni

CATTOLICA

ENRICO CHIAVEGATTI

Si ferisce al polpaccio con un flessibile, viene medicato in ospedale e muore quattro giorni dopo a casa per un’embolia polmonare. Il sospetto che il decesso di Faliero Ravaglia, pensionato cattolichino di 65 anni, possa essere stato causato da un caso di malasanità ha spinto la vedova e i due figli dell'uomo a presentare un esposto alla procura della Repubblica. La magistratura ha così aperto un fascicolo per omicidio colposo e disposto subito l'autopsia dopo l’esposto degli avvocati civilisti ed esperti in materia di responsabilità sanitaria, Stefano Leardini e Fabrizio Pullè.

La storia

Il dramma di Faliero Ravaglia si è consumato in una manciata di giorni tra il 19 e il 23 maggio scorsi. L'uomo sabato stava facendo un lavoretto domestico all'esterno di casa utilizzando un flessibile quando la lama lo ha colpito a una gamba, provocandogli una ferita lacerocontusa a un polpaccio. É la moglie a soccorrerlo per primo. Il 65enne arriva al primo soccorso del Cervesi di Cattolica dove gli vengono applicati 15 punti di sutura e poi viene subito dimesso. Unica raccomandazione: tornare in ospedale il giorno dopo per controllare la medicazione. Così è stato fatto e dopo la seconda visita è stato rimandato a casa dove, il mercoledì verso le 13,30, mentre si trovava in bagno, si è sentito male. Ancora una volta è la moglie la prima a prestargli soccorso in attesa dell'arrivo del 118. Quando arriva il personale di Romagna soccorso non può far altro che constatarne il decesso.

La denuncia

La disperazione per l'improvvisa scomparsa del congiunto, un uomo che non soffriva di nessuna patologia, hanno sottolineato nell'esposto gli avvocati, è stata accantonata dai parenti quando hanno ripercorso le tappe che hanno portato alla morte del pensionato.

I certificati

Dopo aver letto e riletto i due certificati rilasciati dal primo soccorso, dove risulta che gli unici farmaci somministrati al pensionato sono stati antibiotici e l'antitetanica, i congiunti hanno deciso di vederci chiaro. La moglie, infatti, si è ricordata che il medico cui il marito aveva detto di non essersi alzato dal letto perché i punti gli davano fastidio, gli avrebbe risposto invece che doveva farlo per non essere costretto a fare le punture di eparina, un farmaco anticoagulante del sangue, fondamentale per scongiurare, per esempio, trombosi, flebiti. Somministrazione, però, che secondo i legali, non sarebbe mai avvenuta.

I dubbi

Proprio per capire se c'è stata (e quale) un’eventuale complicazione, se ci sono state negligenze nel comportamento di quanti hanno seguito il percorso ospedaliero di Faliero Ravaglia, la famiglia ha deciso di investire della vicenda la procura che con il pubblico ministero di turno Davide Ercolani ha aperto un fascicolo a carico al momento di ignoti con l'ipotesi d'accusa di omicidio colposo e conferito l'incarico per eseguire sabato mattina l'autopsia alla dottoressa Donatella Fedeli. Che ha stabilito come la causa del decesso sia da attribuire a un’embolia polmonare. Se provocata da un caso di malasanità lo stabilirà l’inchiesta.

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