Mercoledì 22 Novembre 2017 | 02:43

La psicosi e i pericoli reali

«Le pecore devono essere protette ma il lupo non è un pericolo per l'uomo»

Il comandante dei carabinieri forestali Aldo Terzi: «In Valconca le greggi lasciate senza custodia»

«Le pecore devono essere protette ma il lupo non è un pericolo per l'uomo»

Il comandante dei carabinieri forestali Aldo Terzi

RIMINI. Bisogna avere paura dei cani randagi o da pastore lasciati in libertà, dei cinghiali, che nelle nostre colline sono davvero tanti, e magari anche dei cacciatori, che nei boschi sparano. Del lupo no. Non avrebbe senso. Se un lupo incontra una persona scappa. Al contrario, un cane da pastore non bene addestrato può rappresentare un grande pericolo se intuisce di dovere difendere il gregge da un uomo. E così anche una femmina di cinghiale: se deve proteggere i suoi piccoli, per istinto, tende immediatamente a caricare.

Allarmismi e bufale

Aldo Terzi, il comandante dei carabinieri forestali di Rimini, cerca di sgomberare il campo da bufale e allarmismi sul lupo. Da quando, dieci giorni fa, un esemplare di un paio di anni è stato ucciso e appeso per le zampe alla fermata del bus di Coriano, gli “avvistamenti” sono aumentati parecchio. Avvistamenti con le virgolette, necessarie perché in tanti casi si tratta di cani, come notoriamente avvenuto in via Monte Cieco: il lupo segnalato era in realtà il cane lupo cecoslovacco dei proprietari della casa di fronte alla quale è stato filmato.

Le segnalazioni

O come il caso di due sere fa, quando la forestale è stata chiamata in via Maceri dove un uomo aveva scattato una foto immaginando di avere immortalato tre lupi. «In questo caso siamo stati costretti a spostare una pattuglia impegnata in attività anti-bracconaggio - spiega Terzi -. E chiaramente i lupi non c’erano. Nel territorio comunale di Rimini non ce ne sono. Altrove sì, in Valconca e soprattutto in Valmarecchia ma non rappresentano un pericolo per le persone. È vero che siamo cresciuti tutti con la favola del lupo cattivo però mi piacerebbe che si cominciasse a ragionare evitando inutili allarmismi».

Pochi investimenti

Il timore del comandante Terzi è che, oltre all’eccessivo rilievo mediatico dopo la barbara uccisione del lupo a Coriano, si finisca per fare prevalere interessi di parte. «Capisco perfettamente le ragioni degli allevatori, specie di quelli in regola - argomenta -. In Valmarecchia si è cominciato a investire in recinzioni e cani da pastore ben addestrati a protezione delle pecore. In Valconca e nella zona di Mulazzano la presenza del lupo è più recente e dunque le aziende sono meno preparate: spesso, per esempio, troviamo greggi incustoditi. L’ansia comunque non aiuta e sterminare i lupi, che sono una specie protetta, non è la soluzione».

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