Lunedì 23 Ottobre 2017 | 02:20

"Cucine da incubo" a Riccione

Il cuoco e le cameriere se ne vanno: ristoratore deve offrire la cena a 90 clienti

Lite con il personale che lascia durante il servizio del sabato sera: ore e ore di attesa per il cibo

Il cuoco e le cameriere se ne vanno: ristoratore deve offrire la cena a 90 clienti

Il ristoratore Manuel Nannini con la compagna

RICCIONE. Quando ha capito di essere rimasto senza cuoco né cameriere, di avere novanta clienti furiosi seduti a tavola in attesa del cibo da ore e che la situazione era degenerata talmente tanto che neanche in “Cucine da incubo” si era mai visto, è andato in sala e si è giocato il jolly. «Vi chiedo scusa per avervi rubato tre ore della vostra vita. La colpa è solo mia: questa sera non paga nessuno, siete tutti miei ospiti».

La liste col personale

Manuel Nannini, 52 anni, gestore del ristorante “Aquasalata” in viale Emilia a Riccione, il giorno dopo fatica ancora a parlare senza cedere all’emozione. Sabato sera aveva quasi cento persone in sala quando il personale - lo chef e due cameriere - ha deciso di andarsene di punto in bianco. Via il grembiule e tanti saluti. «Ripicche assurde... con tutta la disoccupazione che c’è io proprio non capisco», è il punto di vista del proprietario. Ovviamente è un giudizio di parte. Chi se n’è andato nel bel mezzo del servizio del sabato sera, rinunciando a un posto di lavoro, ha ritenuto di avere le proprie ragioni.

Clienti furiosi

Il problema è che a quel punto c’era da porre rimedio a una situazione tipica delle puntate della trasmissione condotta dallo chef Antonino Cannavacciuolo, “Cucine da incubo”: il cibo che non arriva, la gente è arrabbiata, protesta e minaccia di andarsene. Il nervosismo sfocia virtualmente in diretta su Facebook: «Seduti da 50 minuti e ancora gnenca un grissino». «Lasciate ogni speranza voi che entrate... dopo un’ora e mezza ho mangiato 2 cozze e un crostino del Tuodì». «A digiuno: dopo due ore è arrivato metà dell'antipasto». Ma dilaga anche nella vita reale, nei confronti del titolare. Insieme alla compagna tenta in tutti i modi di rimediare ma senza cuoco e due cameriere l’impresa si dimostra impossibile. A un certo punto, prima delle undici di sera, decide di alzare bandiera bianca. «Chiedo scusa a tutti - ha esordito rivolgendosi a tutti e novanta i clienti -. Vi ho portato via tre ore della vostra vita e la colpa di tutto quello che è successo è soltanto mia. Questa sera il conto non dovrete pagarlo: siete tutti miei ospiti, mi auguro che vi siate almeno divertiti».

La reazione dei clienti

A quel punto i commensali hanno reagito mediamente bene, comprendendo la disperazione di un imprenditore alle prese con l’“ammutinamento” del personale in servizio. «Una signora mi ha rinfacciato che glielo avrei dovuto dire prima», racconta Manuel Nannini, come se il fuggi fuggi dei dipendenti fosse pronosticabile. «Dicendo che eravamo tutti suoi ospiti e non facendo pagare nessuno ha dimostrato una grande umiltà e signorilità», ha apprezzato una delle clienti, prima spazientita ma poi tutto sommato divertita da un’esperienza certamente originale.

Il ristoratore non molla

Nannini intende andare avanti con l’“Aquasalata”. «Ovviamente siamo alla ricerca di personale - conclude - ma nel frattempo non chiudiamo. Andremo avanti io e la mia compagna servendo non più di quindici persone per volta. Poi, mano a mano che riusciremo a fare assunzioni, aumenteremo il numero dei clienti. Non molliamo».

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