Folle di gelosia in manette

Scopre un "tradimento" sul telefonino e massacra di botte la moglie

Per impedirle di lasciare l'abitazione avrebbe anche brandito un coltello da cucina

di ANDREA ROSSINI

23/05/2017 - 08:18

Scopre un "tradimento" sul telefonino e massacra di botte la moglie

RIMINI. Scopre che la moglie scambia messaggi e fotografie con un altro uomo e perde la testa. L’uomo, un imbianchino di ventotto anni regolarmente in Italia dal 2009 (incensurato) e residente in una frazione del comune di Rimini, è finito in carcere con l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale, lesioni e maltrattamenti familiari.

L’altra sera, dopo avere “esaminato” il telefonino della giovane donna, si è scagliato contro di lei: l’ha strattonata, spinta, presa a ceffoni e colpita con dei pugni. Solo l’intervento dei carabinieri di una pattuglia del nucleo radiomobile di Rimini ha evitato che la situazione degenerasse. Stando, infatti, alla testimonianza di una zia della moglie, chiamata in precedenza per tentare di riportare l’uomo alla calma, lui avrebbe addirittura impugnato un coltello da cucina e lo avrebbe brandito verso di loro. «Non vi farò andare via da questa casa».

Furia incontenibile

La rabbia del marito, una persona solitamente tranquilla, non si è placata neppure in presenza delle divise. Per sottrarsi al controllo ha ingaggiato una colluttazione con i militari (sette giorni di prognosi per ciascuno). Il verbale non riporta ulteriori aggressioni fisiche ai danni della donna, ma riferisce di una serie di improperi che suonavano molto minacciosi anche se per lo più espressi in lingua albanese, come hanno riconosciuto gli stessi carabinieri. La donna, con la faccia gonfia, una ferita allo zigomo e delle escoriazioni in varie parti del corpo è stata accompagnata al pronto soccorso dell’ospedale Infermi. Una volta medicata, è stata dimessa con una prognosi di quattordici giorni. L’uomo avrebbe continuato a picchiarla anche quando lei, nel tentativo di lasciare l’ abitazione, aveva in braccio la loro bambina, che però è rimasta illesa. I militari hanno raccolto il suo racconto rispetto al clima che si respirava in casa. Ieri mattina, infine, il giudice ha convalidato l’arresto dell’imbianchino albanese, difeso dall’avvocato Fabio Spiotta, e disposto che l’accusato resti in carcere, sebbene sia incensurato, proprio in ragione della potenziale pericolosità. Potrebbe essere processato già domani con rito abbreviato (il pm onorario Manuela Sisa si è opposta al patteggiamento). Non è escluso che al momento dell’aggressione lui fosse ubriaco. «Non ricordo di essere stato violento», ha detto in aula.

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