Mercoledì 23 Agosto 2017 | 23:32

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L'inchiesta sulla morte del campione

Hayden, ora l'indagine è per "omicidio stradale"

Dolore e sgomento: beffa del destino dopo una vita a trecento all'ora. Il titolo del fascicolo aperto in procura ha un nuovo reato

Hayden ha perso la sua gara più importante

Hayden con l'amico in bici da corsa

RIMINI. L’ultima “corsa” di Nicky Hayden, rimasto gravemente ferito mercoledì scorso nell’incidente avvenuto sulla strada provinciale Riccione-Tavoleto mentre pedalava con la sua bici, si è interrotta ieri pomeriggio, dopo cinque giorni di flebili speranze al Bufalini di Cesena. Ad annunciare la morte del campione è stato un bollettino medico dell’ospedale, laconico come quelli precedenti, ma purtroppo definitivo. «Il Collegio medico - si legge - ha accertato il decesso del paziente Nicholas Patrick Hayden, ricoverato dal 17 maggio nel reparto di Rianimazione a seguito del gravissimo politrauma occorso in quella stessa data».

La tragedia di Misano

L’ex campione del mondo della MotoGp (nel 2006, dopo un epico duello con l’amico-rivale Valentino Rossi), innamorato della Romagna, non è sopravvissuto alle lesioni riportate nell’investimento. Una perdita che ha lasciato nello sconforto i familiari accorsi dagli Stati Uniti e sgomenti tifosi e semplici cittadini. Le modalità della tragedia, avvenuta a due passi dall’autodromo di Misano e dopo una vita vissuta a trecento all’ora, suona come una beffa del destino. Si sia trattato o meno di una fatalità dovrà, però, stabilirlo l’inchiesta giudiziaria.

Ora è omicidio stradale

Cambia il titolo del reato del fascicolo aperto in procura dal pm Paolo Gengarelli: da “lesioni stradali” a “omicidio stradale”, divenuta una fattispecie autonoma da appena due mesi e graduato su tre varianti. Resta, però, invariata la pena già prevista in passato (da 2 a 7 anni, articolo 589 codice penale) per l’ipotesi base (il vecchio omicidio colposo), quando cioè la morte sia stata causata violando il codice della strada (e non si sia sotto l’effetto effetto di droghe o in stato di ebbrezza o in presenza di condotte pericolose, compreso l’ eccesso di velocità, oltre i 70 chilometri orari in strada urbana). Del fascicolo, a questo punto, potrebbe occuparsi anche il procuratore capo Paolo Giovagnoli, come generalmente accade nei casi di incidenti mortali.

L’automobilista morcianese che ha investito il pilota, un trentenne operaio difeso dagli avvocati Pierluigi Autunno e Francesco Pisciotti, resta indagato a sua stessa garanzia in vista degli accertamenti della prima ora (escluso l’alcol si attende l’esito delle analisi tossicologiche) e della perizia già predisposta dalla procura per ricostruire la dinamica dell’incidente: la sua responsabilità è ancora tutta da dimostrare.

Il video dello schianto

La drammatica scena dell’investimento, come anticipato ieri dal Corriere Romagna, è stata ripresa dall’impianto di videosorveglianza di un’abitazione posta lungo la strada. Si tratta di una doppia inquadratura in alta definizione (full hd) che, sia pure in campo lungo, chiarisce gli aspetti più controversi. Hayden, in sella alla bicicletta, non rispetta lo stop e si immette sulla strada principale senza che l’automobilista abbia il tempo di reagire. Una seconda inquadratura riprende sullo sfondo (in “primo piano” si vede una signora in cortile) il corpo del pilota sbalzato via dopo il violento impatto con il parabrezza dell’utilitaria.

Gli auricolari

Dalle immagini non è possibile appurare se il campione aveva o meno gli auricolari. Di certo il telefonino, con le cuffie attaccate e la musica ancora accesa, è rimasto sull’asfalto fino all’arrivo della polizia municipale. Gli avvocati difensori dell’automobilista hanno già diffidato chiunque dall’eventuale diffusione del video, nonostante il filmato confermi la versione a caldo del proprio assistito («Il ciclista è sbucato in strada all’improvviso»). Il video sarà ovviamente messo a disposizione del consulente tecnico della procura, l’ex ispettore della polizia stradale Orlando Omicini, cui spetterà il compito, in particolare, di verificare se la velocità dell’auto era adeguata alle condizioni della strada (centro abitato, limite di 50 chilometri orari). Le risposte arriveranno entro la metà di luglio. Consulenti di parte sono già stati individuati per affiancarlo nell’analisi, decisiva anche per gli aspetti civilistici. Lo staff del team Red Bull Honda di Superbike, per cui il pilota statunitense correva, resta al fianco della famiglia del pilota statunitense. Attraverso l’avvocato Moreno Maresi oggi chiederà alla procura di Rimini il nullaosta alla restituzione della salma per velocizzarne il rimpatrio.

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