La nuova vita della riminese

Donna segregata in casa: Gessica riesce a salvarla

La giovane sfregiata dall'ex contattata su Instargram allerta subito la rete di protezione

di MARCO LETTA

12/05/2017 - 08:42

Donna segregata in casa: Gessica riesce a salvarla

Gessica Notaro

RIMINI. Era ancora ricoverata e una ragazza la raggiunse in ospedale per chiederle aiuto e consigli, perché aveva paura della violenza del suo compagno. E Gessica Notaro non si è tirata indietro. Tutti hanno visto il volto deturpato dall’acido lanciato dall’ex fidanzato e intuito la forza della giovane riminese già dai primi messaggi su “Facebook” e le uscite televisive. Oggi l’ex miss è diventata un punto di riferimento per molte ragazze, paralizzate dalla paura. Nei giorni scorsi fra le decine di messaggi che sta ricevendo ne ha individuato uno, quella di una donna di Padova che le è sembrato più urgente degli altri. E aveva ragione: un compagno violento la teneva segregata in casa.

Gessica, un esempio

La storia è questa. La vice sindaca Gloria Lisi, come altri amministratori pubblici, va a trovare Gessica al Bufalini. Nasce un rapporto, una telefonata ogni tanto. Fino alla visita a casa durante uno degli ultimi ponti festivi, insieme al sindaco Andrea Gnassi.

«Abbiamo chiacchierato un po’ – spiega la Lisi – e Gessica ha raccontato che da quando ha aperto il suo profilo Instagram, sempre più donne la contattano, le mandano messaggi. Anche loro sono vittime di violenza, le spiegano in che situazione si trovano, cercano di scovare la forza per denunciare. Gessica sta affrontando momenti difficili da un punto di vista fisico e in quel periodo si svegliava per il dolore, eppure si è fatta carico delle sofferenze delle altre persone».

“Una mano per te”

Ed è in uno di quei giorni che su Instagram arriva una richiesta d’aiuto differente, che subito le fa dire: questa storia non mi piace. Gessica chiama quindi Gloria Lisi, le racconta e gira nome, indirizzo e numero di telefono. La vice sindaca attiva gli uffici, quindi “Rompi il silenzio” e infine la rete di protezione arriva fino a Padova. «Per mettere in moto tutto – aggiunge Lisi – c’è voluto un po’ di tempo, ma Gessica il giorno dopo ha chiamato per sollecitare, chiedere se quella donna era stata contattata».

Com’è finita? Gessica aveva capito tutto e la donna di Padova era seguita dalle forze dell’ordine perché vittima di segregazione da parte del suo compagno. Mentre Gessica affrontava i primi interventi al volto, una ragazza si era riconosciuta in lei, scrivendo una lettera. Raccontava di quanto sia necessario uscire dalla solitudine, rivolgersi alle istituzioni e denunciare.

Il suo fascicolo – raccontava – era accanto a quello di Gessica, negli stessi mesi in cui lei si rivolgeva alla squadra mobile. «Molto spesso siamo sole – diceva – perché quello stesso uomo ha creato il vuoto, ci ha isolate dai familiari e dagli amici, è rimasto l’unico punto di riferimento in un mondo che ci appare freddo e ostile».

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