Sabato 29 Aprile 2017 | 05:28

La buona sanità

La donna che sussurra ai neonati: «Così do voce ai bimbi che soffrono»

Da tutti conosciuta come Anna, riccionese, ha cominciato scrivendo lettere al posto dei piccoli: ora le lettere sono diventate teatro

La donna che sussurra ai neonati: «Così do voce ai bimbi che soffrono»

Anna durante lo spettatolo a teatro

RICCIONE. Scrivere e raccontare come se a farlo fosse un bambino appena nato o ancora nel pancione, sicuro e protetto, della madre. A farlo, donando emozioni e riflessioni, è Maria Giovanna Massarenti, da tutti conosciuta però come Anna.

Ci racconta qualcosa di lei?

«Ho vissuto i primi vent’anni della mia vita in provincia di Ferrara poi, per lavoro, mi sono trasferita a Riccione, deve vivo ancora oggi. Faccio l’infermiera e la maggior parte del mio lavoro si è svolto in pediatria, chirurgia pediatrica e terapia intensiva neonatale. Ho lavorato anche in fecondazione assistita mentre dopo la mia seconda gravidanza – ho due figli di 8 e 4 anni – mi sono spostata in cardiologia».

Che cosa l'ha spinta a scrivere?

«Quando ho iniziato a lavorare nella terapia intensiva neonatale ho cercato di mettermi al posto dei bambini guardando persone e ambienti da loro punto di vista. Sono convinta infatti che in questo modo possiamo comunicare meglio con loro ed essere più efficaci nella loro risposta ai loro bisogni. Poi c’è stato il rapporto con i bambini affetti da un patologia infausta, che avrebbero avuto solo pochi mesi di vita. Ricordo ancora un una bambina nata con una grave malformazione. Ha vissuto soltanto 7/8 mesi, piena di tubi, eppure in quella situazione rideva. Un’esperienza che mi ha spiazzato. Lì mi sono detta che se rideva lei dovevamo ridere anche noi che la stavamo curando. Se ci facciamo offuscare la vista dalla disperazione quel sorriso non lo vediamo. Si è trattato di un lavoro interiore. E sono venute le lettere… Sì, l’idea di scrivere è arrivata da sola. Ho fatto come se fossi in vacanza, mi sono seduta al tavolo e ho cominciato a scrivere queste lettere agli adulti che vengono da un bebè. Nel 2007 ho scritto la prima lettera, che ho intitolato “Lettere di un bebè”, poi ne ho scritte altre 4 o 5 che ho raccolto in un volumetto dal titolo “La mia voce”».

Com’è nata l’idea di recitarle?

«Cercavo un modo per poter condividere questo messaggio, così ho pensato di recitare la prima lettera, facendola diventare un monologo di circa 10 minuti. Corto ma intenso, è un bambino che parla a noi adulti cercando di farci riflettere in modo giocoso. L’anno scorso l’ho recitata a Coriano, nell’ambito di due serate di “Diversamente Teatro”. Lo scorso 9 aprile ho invece aperto la serata al Teatro Novelli di Rimini che vedeva protagonisti la Mondaino Young Orchestra in una serata in favore dell’associazione “La Girandola Onlus”, che sostiene la chirurgia pediatrica di Rimini».

Ha in programma altre recite o progetti di scrittura?

«Al momento non ho altre date, però ho contattato diverse associazioni dando la mia disponibilità. Lo faccio gratuitamente e mi piace farlo. Quando ero in gravidanza per la prima figlia ho scritto un diario riportando i miei pensieri e quelli di mia figlia. E’ un progetto che vorrei riprendere. Sarebbe come un ponte tra la voglia di diventare genitori e la nascita dei figli».

Che tipo di messaggio vuol dare con i suoi scritti?

«Che il percorso che ho fatto io può farlo chiunque. Mettendomi al posto dei bambini sono entrata in contatto con la mia voce interiore. Ognuno può ricominciare a parlare con il proprio bambino interiore perché è ancora nella pancia di ognuno ma non dobbiamo pensare a questa parte di noi come a quella infantile, bensì come alla parte saggia. Se al nostro bambino interiore domandiamo che cosa è meglio per noi, ci darà la risposta giusta, perché un bambino va spontaneamente verso ciò che gli fa bene e d è buono per lui nonostante tutto».

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