Domenica 22 Ottobre 2017 | 22:45

IL LIBRO

Ceis: nel villaggio dei bambini fra storia, baracche e ruderi

Sabato al Museo della Città la presentazione del libro a più voci curato da Andrea Ugolini

Ceis: nel villaggio dei bambini fra storia, baracche e ruderi

RIMINI. Sui resti di un anfiteatro romano, immerso nel verde e vicino al centro storico di Rimini, c’è il Ceis, il Centro educativo italo-svizzero. È un piccolo villaggio fatto di casette di legno dove i bambini corrono spensierati, giocano, si sporcano, si arrampicano, sperimentano. Al centro, alla sua storia e al suo valore identitario è dedicato “Ruderi. Baracche. Bambini” (Altralinea edizioni), il libro che raccoglie riflessioni a più voci su questa singolare architettura. Il libro, curato da Andrea Ugolini, sarà presentato sabato alle 17 al Museo della Città (Sala del Giudizio).

Realizzato nel 1946 da Felix Schwarz e da Margherita Zoebeli, il villaggio è nato sulle macerie di una Rimini distrutta dai bombardamenti, inizialmente come centro di primo aiuto alla popolazione, poi come luogo di assistenza ed educazione per l’infanzia. A tutt’oggi, il Ceis accoglie bambini dai 3 ai 14 anni.

«Il libro – racconta Ugolini – è il frutto di una ricerca condotta dall’Università di Bologna da me coordinata, che ha coinvolto più figure: architetti restauratori, paesaggisti e persone che si occupano anche di microclima. Come è nato? Insegno restauro architettonico all’Università di Bologna e mi sono sempre occupato anche di restauro archeologico. Tutto è partito dall’osservazione dei problemi inerenti a un’area archeologica che si trova all’aperto, come quella dell’anfiteatro. In quell’occasione mi sono imbattuto nella realtà del Ceis. Ho avuto modo così di studiare le vicende che hanno portato alla nascita della struttura e alle figure importanti che ci hanno lavorato. Mi riferisco all’architetto Schwarz, che già nella semplice disposizione delle baracche anticipa quelli che sono i principi della “Nouvelle École”. Mi sono innamorato di questo centro: trovo il Ceis un luogo antropologico decisamente affascinante. La coesistenza di resti romani, la nascita e il riutilizzo di oggetti poveri come possono essere delle baracche in legno, la loro posizione, la scelta del verde non casuale, fa di questo un luogo singolare. Poiché a Rimini abbiamo un notevole patrimonio archeologico che purtroppo non viene adeguatamente conservato, e pensare – come alcuni sostengono – di smontare una realtà come questa, che ha trovato un suo equilibrio a livello urbanistico, sociale e pedagogico, mi ha spinto a curare il libro».

Da un’indagine sul microclima all’interno delle baracche, condotta con delle sonde, è emerso che il benessere percepito dai bambini è altissimo.

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