Mercoledì 28 Settembre 2016 | 00:19

CONTI IN REGOLA

Meeting, assoluzione piena per tutti gli imputati

Cade l'accusa di truffa ai danni dello Stato

CADE L'ACCUSA DI TRUFFA ai danni dello Stato Il meccanismo di contabilizzazione era regolare secondo la sentenza, il pm valuta il ricorso in appello.

RIMINI. Processo Meeting, gli imputati non hanno infranto la legge né cercato di frodare gli enti pubblici perché finanziassero di anno in anno la manifestazione ciellina. Contabilmente non è stato fatto niente che non poteva essere fatto, e sempre alla luce del sole, senza inganni né sotterfugi.

Il giudice del Tribunale di Rimini, Massimo Di Patria, ha assolto con formula piena («Il fatto non sussiste») tutti gli imputati: il direttore generale Sandro Ricci (difeso dall’avvocato Armando D’Apote), il responsabile amministrativo Roberto Gambuti (difeso dall’avvocato Cesare Brancaleoni) e Massimo Conti, amministratore con delega ai contratti (difeso dagli avvocati Cesare e Roberto Brancaleoni). I tre erano accusati di truffa aggravata ai danni dello Stato e di enti pubblici. Scagionata da ogni responsabilità anche anche la Fondazione Meeting per l’amicizia fra i popoli, in quanto ente (avvocato Sergio De Sio), per l’inesistenza dell’illecito amministrativo. Alla sentenza, pronunciata alle 13.10 di ieri, erano presenti gli accusati, che hanno partecipato a ogni udienza. Contenuta, ma evidente la soddisfazione per l’esito del giudizio. E’ stata riconosciuta la loro assoluta estraneità agli addebiti. Al pubblico ministero Stefano Celli, che aveva chiesto la pena di un anno di reclusione ciascuno più una multa e un provvedimento interdittivo per la fondazione, non resta che attendere le motivazioni (il giudice le depositerà entro novanta giorni) e valutare - dopo un’attenta lettura - il margine di possibilità per un eventuale ricorso in appello. Stando all’interpretazione della procura e degli investigatori del Nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza, lungi in ogni caso dal ricavare un utile personale, i tre avrebbero fatto figurare nei bilanci della “kermesse” perdite fittizie, spalmando quote dei ricavi su società collegate, per richiedere e ottenere contributi pubblici a cui altrimenti non avrebbe avuto diritto. In totale 310mila euro di fondi pubblici (relativi alle edizioni 2009 e 2010 della annuale kermesse di Cl) ottenuti, grazie ai rendiconti ritoccati, da Regione, Agenzia di marketing della Provincia di Rimini, Camera di Commercio e ministero dei Beni culturali. Per annullare l’attivo (condizione indispensabile per andare a battere cassa) si sarebbe utilizzato un escamotage. Un contratto con una società “altra”, ma controllata e composta dagli stessi soggetti, attiva nella raccolta delle sponsorizzazioni per lo svolgimento della manifestazione. Nel mirino era finita così l’attività di Evidentia srl, “controllata” al cento per cento. Fino a un certo tetto di entrate la percentuale che rimaneva nelle tasche dell’ “agenzia” era fissa; oltre quel tetto, invece, variava. Non secondo un criterio predeterminato, ma esattamente in base alle esigenze di bilancio. L’importo finale da sborsare dalla Fondazione alla controllata sarebbe stato di volta in volta “aggiustato”, nell’interpretazione degli investigatori, per poter ottenere i finanziamenti. Gli imputati, ascoltati in aula nel corso del dibattimento, avevano respinto l’interpretazione dell’accusa e fornito una spiegazione tecnica sulle ragioni della particolare contabilizzazione dietro alla quale, stando alla loro versione, non c’era alcuna volontà di aggirare la normativa, né tanto meno di ingannare gli enti. In particolare, i dati sulle entrate e le uscite, trasmessi agli enti pubblici comprensibilmente con largo anticipo, sarebbero stati a volte imprecisi proprio perché ancora provvisori e legati a delle semplici previsioni. Nel frattempo, nel mirino delle fiamme gialle, è finito anche il bilancio 2011 all’esito di una delega della Corte dei conti che invitava ad analizzare “tutti” i contributi ricevuti. Il procedimento penale aperto nei confronti degli stessi soggetti coinvolti nella prima inchiesta, e per la medesima fattispecie, a questo punto nasce già morto. Il Meeting anticipò tutti provvedendo spontaneamente” al rimborso con gli interessi dei fondi, per circa centomila euro, elargiti nel 2012 alla manifestazione di Cl dell’anno prima, quella del 2011, così come era già stato fatto per gli anni finiti al centro dell’inchiesta. Una mossa di estrema trasparenza, ma che non era e non voleva essere un’ammissione di colpa: gli interessati hanno sempre difeso la propria onestà e correttezza, escluso ogni ipotesi di dolo ed espresso la convinzione, evidentemente fondata, di poter dimostrare la propria innocenza in Tribunale. Un eccesso di scrupolo: si tratta di denari, a questo punto, “persi” ingiustamente. Il Meeting, che per adeguarsi all’interpretazione della procura negli ultimi anni ha cambiato le modalità di contabilizzazione, rendendo ancora più limpido il meccanismo, potrà tornare a testa a alta a contare sul contributo di tutti per la realizzazione della più importante manifestazione politico-culturale del territorio.

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