Martedì 27 Settembre 2016 | 02:10

SUICIDIO ASSISTITO

Quattro ravennati in Svizzera per morire

Malati terminali scelgono l'eutanasia

Quattro ravennati in Svizzera per morire

RAVENNA. La forza che abbandona le gambe, il dolore che arriva al cervello e non lo lascia, la sensazione di essere rimasti in vita un giorno di troppo e la voglia di morire: è così che, malati terminali, si arriva a desiderare il suicidio.

C’è chi ce la fa, facendosi aiutare dai medici: certo, non in Italia dove l’eutanasia non è prevista. Negli ultimi tre anni sono stati quattro i ravennati che hanno chiesto aiuto a “Exit Italia”, l’associazione per il diritto a una morte dignitosa, e sono andati a morire in clinica in Svizzera: un sorso d’acqua e veleno, e ci si addormenta per sempre. Sotto stretto controllo medico, e il giorno della morte lo decide il paziente.

Erano tutti uomini sulla cinquantina e malati terminali, i ravennati che sono andati a morire in Svizzera: chi aveva la sclerosi multipla, e chi un tumore allo stadio terminale. Hanno chiesto informazioni all’associazione presieduta da Emilio Coveri e sono partiti per le cliniche tra le montagne, senza fare mai ritorno. Con sé, la cartella clinica e gli esami medici, e la compagna della vita. E della morte.

«L’Emilia-Romagna è la terza regione per numero di iscritti alla nostra associazione - spiega Coveri -: su 3mila iscritti totali, quasi 400 sono emiliano-romagnoli. A Ravenna ha sede il nostro coordinatore regionale che opera su tutta la zona romagnola e raccoglie le richieste di aiuto dei malati del territorio».

Già, perché per il suicidio assistito in Svizzera, è necessario non solo essere malati, ma esserlo in maniera irreversibile e allo stadio terminale: dunque, bisogna essere comunque ancora in grado di intendere e volere. A certificare la gravità della situazione è una commissione medica che si riunisce appositamente per valutare i casi, cartella per cartella. «Abbiamo presentato una proposta di iniziativa popolare, assieme ai Radicali e all’Unione degli atei e degli agnostici razionalisti sull’eutanasia e il testamento biologico. Chiediamo solo il diritto di poter scegliere sulla fine della nostra vita - scandisce le parole il presidente Coveri, la cui proposta di legge arriverà in commissione proprio a marzo -. Vede: noi riceviamo dalle 70 alle 80 telefonate a settimana e chi ci chiama è letteralmente disperato. A loro, possiamo solo dare informazioni: la legge ci impedisce di fare altro». Exit Italia informa i propri iscritti della presenza, in Svizzera, di quattro associazioni che seguono il suicidio assistito e da lì si parte per l’ultimo viaggio.

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