Domenica 04 Dicembre 2016 | 02:56

LUNGO IL SAVIO

Sparito per 5 anni nella terra dei nessuno

Bancali come letto e pareti, la compagnia solo di un gatto ed i cassonetti dell'immondizia da setacciare in cerca di sostentamento. L'uomo salvato dalla polizia municipale si era costruito una baracca a San Carlo

Sparito per 5 anni nella terra dei nessuno

La capanna usata come alloggio

CESENA. Adesso per lui si sta attivando sia il consolato che l’ambasciata rumena. Identificato con certezza, serve ridargli un’identità ufficiale con i documenti e rintracciare i suoi parenti. Per 5 anni era scomparso. Inghiottito nella terra “dei nessuno”.

Invisibile pur essendo a Cesena da almeno 5 anni, ed in Romagna da molto più tempo. La polizia municipale di Cesena ed i Servizi sociali stanno ricostruendo pian piano la storia dell’uomo, 43 anni, salvato mentre stava per suicidarsi. In preda ad una crisi si era buttato nel traffico della via Emilia cercando di farsi travolgere. Il culmine di una spirale di solitudine e povertà. Adesso è ricoverato in Psichiatria. Una volta ristabilito l’equilibrio servirà proteggerlo. Da se stesso e dalla società che lo stava circondando e che, anche se c’era, non lo vedeva. Fino al 2001 era un immigrato come tanti. Qualche lavoro, alcuni amici ed una residenza a Cervia. Poi qualcosa è cambiato. Per l’ufficialità era solo una persona “irreperibile”. Invece era una povero “invisibile”. Da allora (gli agenti che si sono presi a cuore la sua vicenda hanno trovato testimonianze almeno fino al 2013) gravitava in special modo nella zona di San Carlo. Alcuni testimoni hanno detto di averlo visto più volte. Nessuno però sapeva come vivesse. Con dei pallet utilizzati sia come letto che come pareti (poi “coibentate” con della plastica) si era costruito una capanna in una zona di selciato lungo il fiume Savio: a ridosso del ponte che prelude al sottopasso della E45 nella strada di collegamento tra Roversano e San Carlo centro. I cassonetti dell’immondizia pubblici da ispezionare cercando cibo, qualche lavoretto rigorosamente in nero e qualche furto di poco conto sugli alberi da frutto (solo nella stagione propizia) pare siano stati per un così lungo tempo le uniche fonti di sostentamento. L’unica compagnia era quella di un gatto che aveva adottato. Un animale che ha rischiato, a sua volta (ricoverato in ospedale il padrone) di finire nell’oblio. Il gattile comunale si è infatti rifiutato di prenderlo in custodia. Attendendo di poter riabbracciare il suo padrone ora affidato ai Servizi sociali, il micio bianco, spiegano ai Servizi Ambientali del Comune, ha trovato casa solo grazie alla disponibilità personale di una volontaria Enpa.

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