Sabato 10 Dicembre 2016 | 19:29

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LO SFOGATOIO

La camera della rabbia vuol diventare franchising

Cristian Castagnoli ora vende il "pacchetto" per ricreare la stanza dove sfasciare tutto

La camera della rabbia vuol diventare franchising

FORLÌ. La clientela non mancherebbe affatto. Ma da giugno dello scorso anno la “camera della rabbia” forlivese è chiusa. A portare in Italia questo singolare antidoto allo stress era stato nel 2014 il forlivese Cristian Castagnoli che non ha abbandonato l’idea, anzi ne ha fatto un marchio registrato e ora sta cercando di avviare una catena di “sfogatoi” in franchising.

La camera della rabbia è appunto una stanza in cui entri imbracciando una mazza e sfasci tutto quello che trovi. A seconda di quanta roba vuoi spaccare e di quanto tempo credi che ti serva per farlo, paghi più o meno, indicativamente dai 15 ai 35 euro, da 10 a 25 minuti. Una media di dieci persone al giorno per circa due anni e mezzo lo ha fatto in una stanza a Vecchiazzano. «Il primo anno è passato un po’ in sordina, poi se ne sono accorti tutti, anche i giornali nazionali, e nel secondo anno viaggiavo al ritmo di 20/25 persone al giorno - spiega Cristian Castagnoli -. Anche oggi la clientela ci sarebbe, continuano a telefonare da tutta Italia, non solo da Forlì e provincia, ma devo dire che la camera è chiusa. Il mio esperimento è andato bene, ho messo a punto un format che in Italia non esiste e credo anche nel resto del mondo, non con i parametri di sicurezza che garantisco io. Ora voglio vendere l’idea, e questo impegno non mi consentiva di gestire contemporaneamente la stanza, che richiede un certo lavoro». Perché in questa si sfasciano mobili, bottiglie, suppellettili, quello che l’allestitore mette a disposizione, raccolto fra mercatini dell’usato e sgombrarobe, ma lo si fa con un casco in testa, ginocchiere, scarpe antinfortunistiche, insomma con una corazza ad hoc. Ora Castagnoli cerca di vendere il suo stesso prodotto in altra maniera, tramite catalogo, pacchetti, marchio e prestazioni di assistenza. «Al momento lo stiamo promuovendo offrendo al primo contratto, che ha durata di tre anni, la possibilità di utilizzare il marchio senza pagare royalties - spiega l’imprenditore che mette a frutto un sentimento tanto diffuso e incentivato da certi stili di vita che molti oggi condividono -. Contatti ne ho presi molti, specie in nord Italia; aspetto la firma del primo contratto. Magari qualche giovane imprenditore under 30 coglie l’occasione di finanziamenti ad hoc e si butta. Ripeto, la richiesta c’è».

Il bisogno catartico di colpire qualcosa ma non qualcuno, di trasformare in gioco un’angoscia, di mutare la rabbia in energia senza far male a nessuno, ma facendo guadagnare qualcuno sì.

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