Lunedì 26 Settembre 2016 | 05:39

INTERVISTA

«La Romagna pensi come una cosa sola»

Il presidente di Legacoop Russo sprona la politica a fare presto

«La Romagna pensi come una cosa sola»

FORLÌ. Romagna intesa come un progetto comune per la politica e le associazioni, all’interno di un disegno strategico che possa suscitare l’entusiamo e il senso di appartenenza dei suoi abitanti. «In questo contesto - sottolinea con forza Guglielmo Russo, presidente dallo scorso novembre - Legacoop Romagna vuole giocare il suo ruolo di soggetto politico, che fa della progettazione uno dei suoi punti di forza».

Non solo, Russo va oltre, chiedendo che «politica e istituzioni indichino la scadenza entro la quale dare corpo ad un nuovo soggetto che abbracci tutto il territorio di quella che definirei una città metropolitana diffusa. Un disegno strategico che permetta di competere con i territori più forti in regione e in Italia. Questa è la sfida che vedrà Legacoop determinata fino in fondo».

Vitali, quindi, scelte di ampio respiro che richiamano un metodo che ha permesso grandi risultati.

«Quando ci siamo seduti attorno ad un tavolo - sottolinea Russo - siamo riusciti a realizzare progetti determinanti come la diga di Ridracoli, il decentramento universitario, la sanità d’eccellenza e, per Forlì, la nuova Tangenziale. Non è un caso che questa città abbia cominciato ad avere problemi nel momento in cui, anche recentemente, ha pensato di fare da sola. La Romagna non è un fatto solo amministrativo, deve essere un progetto che si fa forte anche delle identità locali. Ma il rapporto tra nuovi mercati e dimensione territoriale oggi è fondamentale, questo vale per la cooperazione e non solo».

Nel frattempo le sfide nell’ambito di quest’ultima non mancano.

«Il primo gennaio 2017 si costituisce l’Alleanza cooperative italiane e l’anno in corso ci servirà per capire come mettere insieme noi, Confcoop e Agci dando corpo ad una aspirazione all’unità che appartiene alla storia del movimento cooperativo soprattutto romagnolo. Una associazione unita è comunque più forte di tre divise».

E in questo senso il progetto Legacoop Romagna, dopo le turbolenze che hanno portato al ricambio dei vertici, a che punto è?

«Ci sono state opinioni diverse tra persone di valore. Legacoop ha superato bene quel passaggio ribadendo con forza il progetto Romagna che è di alto profilo strategico. Si tratta di portare le identità forti dei singoli territori e la specificità delle nostre filiere (cooperazione sociale e welfare, agroalimentare, consumo) in un progetto superiore: una organizzazione forte, coesa e autorevole che aiuti le imprese a competere sui mercati della globalizzazione e che presidi con efficacia i valori del movimento».

Proprio tra questo slancio verso la modernità e il passato politico “vecchio stile” della nuova dirigenza alcuni trovano un conflitto?

«Penso di essere stato uno dei protagonisti delle tante innovazioni prodotte nel recente passato da Legacoop Forlì-Cesena - risponde pacato Russo - e poi le cooperative romagnole all’unanimità hanno ritenuto l’esperienza politica e amministrativa un vantaggio in un momento come questo in cui c’è bisogno di equilibrio, competenza, unità e capacità relazionale».

Quanto, allora, associazioni come Legacoop, quelle di categoria e la politica possono collaborare su un progetto di sviluppo?

«Da una parte va ripreso il tema delle alleanze perché non c’è più spazio per l’autosufficienza e poi dobbiamo convergere sulle priorità. Avanti tutta a Forlì sulle politiche culturali e le grandi mostre. Sulla Settimana del buon vivere Legacoop ha fatto e farà la propria parte. Non bisogna, però, correre il rischio di derubricare le altre questioni, prima fra tutte le infrastrutture. Non ci piace il silenzio tombale sulla E55, sul collegamento veloce tra Forlì e Cesena, sulla mancata considerazione della Romagna per l’alta velocità. E ancora: la messa in sicurezza della E45, l’ammodernamento della Ss67 e il collegamento con Cesena, Ravenna, Venezia. E’ impensabile, infine, avere eccellenze come il porto di Ravenna o lo scalo merci di Villa Selva e non metterle in rete».

Anche se la vicenda dell’aeroporto rischia di essere un flop.

«Il territorio e le istituzioni hanno garantito all’imprenditore americano Robert Halcombe il massimo della collaborazione ma ora ci deve dire cosa vuole fare. La situazione è intollerabile. Il “Ridolfi” è collocato in una rete viaria efficiente e in un contesto di polo aeronautico d’eccellenza che vede già Itaer, Enav e la Facoltà di Ingegneria. Assurdo non sfruttarlo».

Le difficoltà che lei ha elencato per il territorio possono ricondursi anche ad una progressiva fragilità del Pd?

«Indubbiamente c’è necessità di un nuovo dialogo sociale-imprenditoriale. La politica resta fondamentale ma in questa grande transizione va declinata in maniera diversa. Legacoop vuole essere un soggetto politico, progettuale, che dialoga con gli altri per individuare gli obiettivi strategici. Dentro questo percorso è importante il ruolo dei partiti ma molto meno rispetto al passato».

Tornando a Forlì qual è il ruolo di Fondazione e Comune, si rischia un po’ di confusione?

«Il sindaco della città è Davide Drei e non dimentico che è un cooperatore - sorride Russo -. Abbiamo la fortuna, però, di avere una Fondazione straordinariamente dinamica e progettuale, un soggetto imprescindibile e strategico insieme alle istituzioni e a chi, come noi, vuole costruire un dialogo comune per pensare finalmente in grande».

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