Giovedì 29 Settembre 2016 | 17:15

CESENATICO

Tuffo con l'auto nel porto: muore avvocato

L'allarme domenica sera alle 23.40. Dubbi se sia stato un malore o un suicidio

Tuffo con l'auto nel porto: muore avvocato

L'auto ripescata

CESENATICO. Un avvocato riminese è morto nella tarda serata di domenica nel porto canale di Cesenatico, dopo esservi precipitato mentre guidava la sua auto. Sono in corso le indagini per conoscere cause e dinamiche dell’avvenuta tragedia consumatasi attorno alle 23,40. Tre le piste maggiormente battute dagli investigatori della guardia costiera: una manovra sbagliata in mezzo alla nebbia, un malore che lo avrebbe colto mentre era alla guida, oppure un gesto suicida.

Le prime ispezioni sulla vettura e sul cadavere dell’uomo per ora non possono dissipare in assoluto nessuna delle tre tesi, al massimo possono solo escludere che nell’accaduto ci sia stato il coinvolgimento di terze persone.

La vittima, di quello che per ora viene considerata in termini assoluti una tragica fatalità è Ettore Bontempi di 59 anni, avvocato riminese specializzato in diritto tributario.

L’uomo non è sposato e non ha figli. Persona riservata, amava particolarmente Cesenatico. Due sere fa aveva cenato in un ristorante, da solo, come faceva spesso. Preferiva un noto ristorante del porto canale dove si era trattenuto almeno fino a un’ora e mezza prima di morire.

Ha pagato e salutato con cortesia, come sempre, poi si è recato alla sua Bmw serie 5, che era posteggiata a poca distanza.

Aveva lasciato parcheggiata la vettura nei paraggi del molo di Levante, a quanto sembra nel tratto finale di via Del Porto (che si raggiunge comodamente a piedi dal lungomare Carducci). Di certo ha inserito la chiave e ha acceso il motore. Poi, da questo punto in avanti, la ricostruzione può essere soltanto materia di indagine in corso e quindi ancora tutta da ufficializzare. Al punto che non è ancora nemmeno chiaro il punto esatto in cui l’auto ha abbandonato l’asfalto per volare in acqua.

Un “buio” sul quale dovrà fare luce la capitaneria di porto delegata dalla magistratura inquirente.

L’auto è volata nelle acque del porto canale e di lì a poco si è inabissata sul fondo portando con sè il corpo di Ettore Bontempi. Dal momento in cui ha lasciato il tavolo del ristorante a quello in cui è stato udito da alcuni passanti il tonfo dell’auto in acqua è passata più di un’ora.

Nessuno per adesso può escludere che l’avvocato riminese abbia accidentalmente o sbadatamente avviato la marcia di avanzamento anziché ingranare la retromarcia. E quindi l’auto sia precipitata nel canale; oppure la “prima” era già inserita, quel tanto da trasformare il parcheggio in una trappola lasciando in maniera brusca la frizione.

L’uomo a una prima ispezione cadaverica non presentava ferite o tracce di una possibile violenza subita. Nè tracce evidenti del coinvolgimento di terze persone nell’accaduto.

Per recuperare la Bmw è scattata una maxi operazione di soccorso. Che ha coinvolto oltre alla capitaneria di porto, il 118, i carabinieri, e 4 squadre di vigili del fuoco con una gru: provenienti da Cesena e da Forlì ma anche dal nucleo sommozzatori di Bologna. Per sollevare la vettura con la gru del 115 i vigili del fuoco hanno dovuto agire dal lato Ponente del porto canale. Questo lascia intuire che comunque l’auto abbia compiuto un “salto”, spinta con almeno un po’ di forza di propulsione del motore. Un fattore che fa entrare in campo una doppia tesi ulteriore a quella della manovra sbagliata con l’auto. Quella cioè che Ettore Bontempi possa essere stato colto da malore mentre da poco aveva acceso la vettura ed era in fase di ripartenza, oppure quella che abbia per motivi misteriosi deciso di togliersi la vita.

Di solito, nei casi di suicidio, non ci sono “motivazioni” che spingano le persone al gesto estremo. Si tratta di elementi che fanno parte della sfera psichica dell’uomo che nessuno è mai “tornato” a poter descrivere o raccontare. Un attimo di buio che ti fa compiere gesti che, altrimenti, lo spirito di autoconservazione non permetterebbe di compiere.

Non avendo famiglia ma gestendo uno studio legale, gli investigatori della guardia costiera dedicheranno i prossimi giorni anche a capire se alla base dell’accaduto vi siano state delle problematiche di natura lavorativa, ad ora comunque ignote e inattese.

Non ci sono lettere o testimonianze trovate che possano condurre le indagini spiccatamente solo su questo fronte. Quindi l’elemento ad ora più atteso dagli investigatori è quello dell’autopsia. Che possa in qualche maniera determinare se la morte sia avvenuta a causa di un malore, oppure se a uccidere sia stata “soltanto” la combinazione acqua gelata-annegamento: cosa che sposterebbe verso il suicidio l’ago della bilancia (o verso l’ipotesi della manovra sbagliata).

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