Martedì 27 Settembre 2016 | 10:42

APPELLO E SFOGO

Imprenditore punta il dito contro le banche:«E' Natale e non potrò pagare gli stipendi»

Il titolare di un calzaturificio: «Ho lavori e consegne per 500mila euro e mi hanno negato un prestito di 25mila euro. Una mamma mi ha chiesto se potrà fare i regali alle sue due figlie, mi sono vergognato e sono andato a piangere in auto»

Imprenditore punta il dito contro le banche:«E' Natale e non potrò pagare gli stipendi»

RIMINI. Una mamma gli ha chiesto se potrà ricevere lo stipendio, per fare i regali alle bambine, almeno a quella piccola che dovrebbe continuare a credere a Babbo Natale. E’ l’immagine con la quale “firma” il suo appello Massimo Martini, imprenditore di 46 anni, socio di un calzaturificio con 21 dipendenti, nell’entroterra riccionese. Lo fa tramite una lettera aperta in cui racconta il suo calvario di cadute e risalite. Fino all’ultimo muro insormontabile: le banche che non concedono credito, quando basterebbero 25mila euro e neppure fatture già emesse per 130mila euro sono considerate una garanzia sufficiente. Quei soldi servono ora, quando i clienti del calzaturificio salderanno i conti, sarà tardi e il Natale già passato.

«Tre mesi fa siamo rimasti senza lavoro, macchine ferme, zero prospettive - racconta Martini -. Ho messo i dipendenti in cassa integrazione, ho iniziato a cercare lavoro in giro per l’Italia e ho trovato commesse per 500mila euro da consegnare in tre mesi. A novembre siamo ripartiti con la produzione».

Sembra l’inizio di una nuova stagione, più fortunata. Ma non è così. «Siamo il 20 dicembre ed è il secondo week end che lavoriamo per cominciare con le consegne. Ma qui comincia il dramma. Come faccio a pagare gli stipendi ai dipendenti? Vorrei regalare loro un Natale felice e sereno. Ma come? I lavori me li pagheranno fra sessanta giorni, troppo tardi. Le risorse in azienda sono servite per tenersi in pari con i pagamenti vari».

Come la cronaca insegna, il sistema creditizio non mostra il suo lato più umano. Martini chiede un mano che non gli viene tesa. «Ho un lavoro mi aiuteranno, penso. Non abbiamo esposizioni, solo un piccolo anticipo fatture garantito al 50 per cento da soldi miei personali. Chiedo un finanziamento mirato al pagamento degli stipendi, in fin dei conti sto per emettere fatture per oltre 130mila euro, chiedo il minimo sindacale: 25mila euro».

Risposta? Tutta basata su rating peggiorato, insoluti, clienti, fornitori. Insomma è un no: magari provate con un’altra banca.

«Cosa devo fare?» si domanda oggi che mancano pochi giorni a Natale. «Una ragazza mi ha chiesto se martedì potrà fare i regali alle sue figlie, almeno quella piccola di 5 anni ha il diritto di credere ancora a Babbo Natale. Mi sono nascosto in macchina a piangere, non so come dirglielo. Cosa devo fare? Diventare un articolo di giornale? Giovane imprenditore strozzato dai problemi... lascia moglie e figli. Io non ho risposte per nessuno ormai. Sola la rabbia e la disperazione. Cosa devono fare le banche? Se non mi danno i soldi i miei dipendenti non verranno a lavorare, io non consegno il lavoro e quindi non incasso. Se mi aiutano, forse tutto girerà per il verso giusto. Chi si deve prendere il rischio? So solo che così sarò costretto a chiudere. Non ho chiesto la luna, ma solo una mano».

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