Martedì 06 Dicembre 2016 | 15:03

COMUNE

Timbra il cartellino e lascia l'ufficio, ex dirigente finisce sotto processo

Indagini condotte dalla Guardia di finanza. Citazione diretta a giudizio

Timbra il cartellino e lascia l'ufficio, ex dirigente finisce sotto processo

RIMINI. Prima è stata licenziata dal Comune, ora deve difendersi dall’accusa di avere prima timbrato il cartellino e di essersi poi assentata dal proprio ufficio. Il provvedimento è a carico di Virginia Panigalli, ex dirigente che ha “combattuto” un lungo braccio di ferro giudiziario con Palazzo Garampi, terminato nel 2013 con il licenziamento.

Virginia Panigalli ha ora ricevuto un decreto di citazione a giudizio, la prima udienza è prevista l’8 febbraio. Gli episodi finiti nel mirino del procuratore capo Paolo Giovagnoli sono sei e risalgono al 2012. Le indagini sono state condotte dal nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza.

All’ex dirigente comunale si contesta quindi di avere falsamente attestato la propria presenza in servizio e di essersi assentata dopo avere timbrato il cartellino. La durata delle “uscite” finite sotto la lente d’ingrandimento oscilla da un minimo di trenta minuti fino a tre ore e più. L’ex dirigente comunale è difesa dall’avvocato Massimo Cerbari.

La vicenda precedente risale invece al 2013 e la data del licenziamento è quella del 9 novembre. Al termine il giudice ha dato ragione al Comune respingendo il ricorso. Un licenziamento illegittimo secondo l’ex dipendente che lavorava all’ufficio di supporto del sindaco Alberto Ravaioli, ufficio soppresso con l’arrivo di Andrea Gnassi.

Virginia Panigalli accusava il Comune di avere subìto un demansionamento e aveva fatto causa al Comune per mobbing e per una sospensione di venti giorni. Il giudice aveva ritenuto atto di grave insubordinazione il rifiuto a svolgere le mansioni che le erano state affidate (trasporti scolastici e istituzionali, politiche del lavoro, ricerca sul federalismo municipale e autonomie locali) e aveva ritenuto legittimo il licenziamento.

«L’amministrazione - era scritto nella sentenza - avendo motivamente affidato alla Panigalli incarichi del tutto confacenti alla sua qualifica dirigenziale in sostituzione di quello da lei in precedenza ricoperto, ha legittimamente esercitato lo ius variandi, per cui il persistente e ostinato rifiuto della Panigalli di svolgere le nuove mansioni configura un grave atto di insubordinazione».

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