Sabato 01 Ottobre 2016 | 17:30

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SANITA' IN LUTTO

E' morto il dottor Giorgio Gambale

Dal 2005 al 2013 primario di Anestesia e Rianimazione, grazie a lui fu introdotto anche a Forlì il parto senza dolore

 E' morto il dottor Giorgio Gambale

Giorgio Gambale

FORLÌ. E’ morto a 59 anni l’altra notte nella sua casa di Bologna Giorgio Gambale, dal 2005 al 2013 primario di Anestesia e Rianimazione all’ospedale “Morgagni-Pierantoni”; lo stesso incarico che ha avuto fino al primo ottobre scorso al “Bufalini” di Cesena, prima di essere costretto a ritirarsi per il male inesorabile che lo aveva colpito.

Pesarese di origine, ma poi si potrebbe dire bolognese e forlivese d’adozione per l’impegno professionale e l’umanità sempre profusi nei suoi incarichi al “Maggiore” di Bologna e all’ospedale di Vecchiazzano, Gambale è stato un innovatore. Capace di introdurre con semplicità ed efficacia pratiche che hanno cambiato la sanità locale.

Nato il 14 novembre 1955, laureatosi in Medicina e Chirurgia nel 1980, specialista in Anestesia e Rianimazione dal 1983, si è occupato a lungo di traumatologia ed organizzazione di sistemi per i traumi, forte dei 17 anni come medico di elisoccorso. Ha lavorato sul coordinamento dell’attività dei blocchi chirurgici all’Ausl di Forlì, sviluppando un sistema informatizzato per la sicurezza e l’efficienza dei percorsi che ha ricevuto riconoscimenti a livello europeo.

Da non dimenticare, poi - sempre a Forlì - l’introduzione dell’analgesia epidurale per il parto senza dolore. Gambale lascia la moglie Maria Teresa Montella e due figli.

E’ stato lui stesso a raccontare il proprio credo medico, al quale ha improntato tutta la sua carriera, nel libro “La medicina secondo Capitan Zantax”. Con quel soprannome attribuitogli dagli infermieri del “Maggiore” che si erano ispirati al farmaco per i bruciori di stomaco. Un uomo, quindi, capace di dare serenità a tutto l’ambiente che lo circondava. Serenità mantenuta anche quando, nel dicembre dell’anno scorso, scoprì di aver contratto un tumore al cervello.

«Ho paura di non riuscire a vincere quella partita per molti impossibile - ricordava -. Ho paura della morte, io che ne ho visto gli effetti per anni. Ma ho anche visto sopravvivere molti pazienti e, dinnanzi a una prognosi definitiva infausta, più volte sono stato smentito. Mi sono sempre detto: la medicina non è come la matematica. Allo stesso tempo mi sono chiesto cosa di buono potessi tirar fuori da questa esperienza».

Franchezza sperimentata anche dai colleghi il 6 giugno scorso, quando Gambale fu il protagonista dell’incontro promosso dall’Ordine dei medici di Forlì-Cesena sul tema a lui più caro: “La gestione dei team, la meritocrazia e la diffusione dell’innovazione in sanità”.

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