Sabato 10 Dicembre 2016 | 13:39

ARCHEOLOGI SUBACQUEI

Missione in Croazia a caccia del tesoro della "Gagliana"

La nave affondò nel 1583 con un carico di oggetti preziosi

Missione in Croazia a caccia del tesoro della "Gagliana"

RAVENNA. Una nave affondata secoli fa, un tesoro da recuperare, una missione internazionale. Non si tratta della trama di un film ma degli elementi dell’avventura che stanno per intraprendere i soci subacquei del Gruppo ravennate archeologico. Ivan Savorani, Lorenzo Forza, Jader Vignoli e Xabier Gonzales Muro, dal 27 settembre al 3 ottobre saranno infatti impegnati a largo dell’isola di Pasman (Zara, in Croazia), insieme a colleghi francesi, tedeschi, croati, spagnoli ed egiziani, per scandagliare la nave veneziana “La Gagliana Grossa”, conosciuta come il relitto Gnalic, e recuperarne i preziosi tesori. «La professionalità e la competenza archeologica dei nostri sub, alla loro seconda missione internazionale dopo quella in Grecia nel 2012, viene così riconosciuta nuovamente dalle massime autorità scientifiche italiane per missioni di grande valore e per il recupero dell’eccezionale materiale depositato sul fondale marino» fanno sapere dal Gra.

Quella imminente si prospetta dunque un’avventura davvero interessante per i sub ravennati, pronti a calarsi a 27mila metri di profondità per scrutare e riportare a galla le meraviglie sommerse della Gagliana. La nave, lunga una quarantina di metri) affondò nel 1583 durante un viaggio da Venezia verso il sultanato ottomano di Murad III, con un carico di pregiati vetri di Murano, collane, candelabri, lampadari, campane di bronzo, lingotti di piombo e bicchieri di cristallo. Inoltre la nave portava con sé anche rotoli della più preziosa seta, come dono alla madre del sultano. Insomma, un tesoro dall’incommensurabile valore economico e storico, su cui i sub sono pronti a fare luce. «Faremo due immersioni al giorno - ha spiegato Ivan Savorani -, la prima della durata di 30 minuti e, dopo tre ore, una seconda di 25. Per compiere gli scavi, utilizzeremo la “sorbona”, una sorta di aspirapolvere subacquea con cui rimuovere il fango depositato e poter rilevare più facilmente gli oggetti del vascello. L’obiettivo della nostra missione è infatti quello di recuperare e riportare alla luce tutto quanto sia reperibile. Insieme a noi, ci saranno anche studenti universitari che faranno pratica di scavi subacquei. Sarà certamente emozionante».

Il tutto, gratuitamente. «Il nostro è volontariato. Ma oltre al braccio ci mettiamo tanta passione. È indescrivibile la sensazione che si ha nell’immergersi là dove nessuno si è immerso per secoli, la fortuna che si ha nel posare le proprie mani su oggetti appartenenti a epoche diverse. È come tornare indietro nel tempo».

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Corriere di Romagna

Caratteri rimanenti: 1000