Martedì 06 Dicembre 2016 | 09:07

IL RACCONTO

Aggredita e palpeggiata, parla la donna aggredita

«Mi ha braccato, sono rimasta paralizzata. Lo sentivo ansimare ma non riuscivo a fare nulla»

Aggredita e palpeggiata mentre fa footing, parla la ragazza

La foto dell'aggressore scattata dalla donna

RAVENNA. «Mi ha preso alle spalle, bloccato le braccia, mi ha afferrato e stretto da dietro i seni tanto da farmi male. Lo sentivo ansimare e mi teneva bloccata la testa. Sarà durato tutto pochi istanti, ma a me sembrava un’eternità. E sono rimasta paralizzata: donne, state attente. E state attente alle vostre figlie».

Daniela ha 41 anni. Martedì pomeriggio è stata aggredita e palpeggiata da uno sconosciuto che si è dato alla fuga prima che lei potesse rendersene conto davvero. Quel pomeriggio, mentre attendeva il figlio in palestra, si era concessa una camminata da Ponte Nuovo fino a Classe sulla pista ciclabile: quattro o cinque chilometri, giusto per sgranchirsi le gambe. Era giunta alla fine di Ponte Nuovo, saranno state le 17.30 e fino a quel punto aveva incontrato i podisti di sempre: un saluto accennato e via di corsa. Poi, per un istante, un istante solo, sulla pista era rimasta solo lei. «E’ arrivato in quel momento: non mi rendevo conto di quello che stava accadendo. Mi ha braccato da dietro e bloccato le braccia, mi ha strizzato entrambi i seni. Quando sono riuscita a divincolarmi, mi ha spintonato in avanti ed è fuggito - racconta ancora scossa -. Non l’ho visto bene in volto, ma ricordo le sue mani. E ricordo come correva. Avrà avuto 25 o 30 anni al massimo, la pelle olivastra». Un istante dopo, Daniela è riuscita a fermare una podista che stava giungendo dalla parte opposta: con lei, è crollata. E’ scoppiata in lacrime, ha cominciato a tremare: la donna ha fatto in tempo a vedere il ragazzo in fuga e insieme hanno chiamato i soccorsi. Ai carabinieri giunti sul posto, Daniela ha raccontato tutto nel dettaglio e ha fornito la descrizione del ragazzo che l’aveva aggredita. «Al ritorno, continuavo a ripercorrere con la mente quello che era accaduto, e non mi davo pace. Perché aveva voluto aggredire proprio me? Mi sono fermata al bar per sapere se avevano visto quel ragazzo. E mi hanno raccontato di aver scorto poco prima un giovane su un’auto straniera, pelle scura e capelli scuri, rallentare prima e posteggiare proprio lì davanti al bar, fissare verso la pista ciclabile e a un certo punto indossare un giubbotto grigio e camminare nella direzione in cui ero io. Poi - ricostruisce Daniela -, lo hanno visto tornare poco dopo col giubbotto in mano e lo hanno visto riporlo nel baule prima di rimettersi al volante e andare via. Il mio aggressore aveva quello stesso giubbotto e la descrizione torna: mi aveva visto da lontano e mi aveva puntato. Di certo ha atteso l’istante esatto in cui ero rimasta sola. Ma perché? Ero vestita normale, sportiva, sono abbastanza certa di non conoscerlo...». Daniela non si dà pace: da allora, per un paio di giorni, ha vissuto nella paura. «Non ho preso sonno per due notti - ripensa -. Due angosce mi rimangono: la consapevolezza che non lo prenderanno mai, e la paura per mia figlia. Ha 16 anni e fa sempre quella strada. Cosa potrebbe accaderle?». 

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