Venerdì 30 Settembre 2016 | 17:09

IL FUTURO DEL PETROLCHIMICO

Descalzi visita la "culla" dell'Eni

Ma il blocco delle perforazioni manda in fibrillazione i sindacati. La Cgil: porterà a un calo progressivo della produzione generando un effetto collaterale sull'occupazione

Descalzi visita la "culla" dell'Eni

RAVENNA. Dai tempi di Enrico Mattei, nessun amministratore delegato aveva più messo piede negli stabilimenti della chimica ravennate. Ieri Claudio Descalzi ad di Eni ha indossato la tuta blu per visitare le sedi operativa dove operano Upstream, G&P, Versalis e Syndial e incontrare dirigenti, giovani assunti e parlare di sicurezza e formazione. Non erano previsti incontri con organizzazioni sindacali e con amministratori cittadini, ma in città è palpabile la preoccupazione per gli investimenti promessi in favore di nuove produzioni della gomma a minor impatto ambientale e fissati solo nel 2018. In più il blocco delle attività di perforazione in Adriatico che per i sindacati significa una minaccia diretta all’occupazione. «Le preoccupazioni ci sono - spiega Lorenzo Zoli della Cisl -. Descalzi ha non ha usato giri di parole e ha spiegato di non aver voglia di fare la guerra delle autorizzazione in alto Adriatico. Andrà quindi dove c’è maggior redditività, nel bacino del Mediterraneo e comunque all’estero. Per Descalzi Ravenna è il tempio dell’Eni, da qui è iniziato tutto, oggi però il colosso si sta trasformando in una Oil company. Ma il piano industriale per Versalis è confermato e quindi sul settore delle gomme di nuova generazione votate alla green economy grazie all’uso minore di solventi e di carburanti c’è l’intenzione di proseguire, ma il 2018 è lontano e solo per quella data si comincerà a progettare impianti operativi si spera nel 2020».

Più aspri i toni della Cgil che con il segretario provinciale della Filctem Cgil, Massimo Marani esprime timori per il futuro dell’intero comparto. Il blocco delle perforazioni annunciato da Eni per Marani «porterà a un calo progressivo della produzione generando un effetto collaterale immediato sul fronte dell’occupazione. A farne le spese saranno i lavoratori di Eni e coloro che sono impegnati nelle aziende contractors, spesso multinazionali di grande spessore tecnologico da decenni insediate a Ravenna. Si parla di migliaia di lavoratori, visto che, nelle aziende che operano per le attività del distretto ravennate di Eni, sono impiegate dalle 5mila alle 6mila persone. I dipendenti del distretto ravennate di Eni sono invece circa 600». Non va meglio per la chimica: «Abbiamo visto solo parzialmente quanto era stato promesso e il maggior progetto avviato è ancora incompleto. Versalis continua a posticipare la tempistica degli investimenti, dicendo di essere alla ricerca di un partner tecnologico; affermazione che ci lascia ben poco sereni vista la genericità e la scarsità di notizie a riguardo. La crisi del prezzo ha portato un drastico taglio degli investimenti e una grande attenzione ai costi. Purtroppo tale atteggiamento ha avuto ulteriori effetti anche su investimenti già programmati e su piani di riconversione di siti non più strategici».

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