Giovedì 29 Settembre 2016 | 12:09

I COMPENSI DEI CAMICI BIANCHI

I sindacati bacchettano i medici: fate troppa libera professione

La Uil: le visite private non dovrebbero essere la prima fonte di reddito di un primario

 I sindacati bacchettano i medici: fate troppa libera professione

RAVENNA. No alla libera professione massiccia, se è questa a comportare le lunghe liste d’attesa e no a quei primari che guadagnano più in libera professione che non in corsia».

Dura reprimenda del sindacato della Funzione pubblica della Uil sulle retribuzioni del 2014 dei camici bianchi ravennati. Oltre una decina quelli che superavano il tetto dei 200mila euro lordi, quasi la metà dei quali frutto delle visite in regime di intramoenia: in diversi casi, era più alto il guadagno percepito in libera professione che lo stipendio stesso. E questo, al sindacato piace molto poco. Nei posti di comando, lancia il monito il sindacato al direttore generale dell’Ausl Marcello Tonini, dovrebbero essere messi quelli che «vivono come prioritario il proprio rapporto di lavoro con la pubblica amministrazione».

«La Uil Fpl - scrive il suo segretario generale Paolo Palmarini - non può nascondere la propria perplessità quando si osserva uno squilibrio tra il guadagno per la libera professione (che dovrebbe temporalmente essere residuale) e quello per l’attività istituzionale di primari o direttori di unità operative, i quali oltre all’attività clinica devono dedicare tempo per tutti gli aspetti organizzativi, manageriali e gestionali». Nulla contro l’attività intra-moenia, dice, anzi: è un’opportunità per il cittadino e un vantaggio per l’azienda sanitaria. Ma va monitorata, ricorda Palmarini, specie nell’ambito della lotta alle lunghe liste d’attesa. A dirlo, in realtà, è stata per prima la Regione che, proprio un paio di mesi fa, nel presentare il programma di "attacco" alle lunghe attese per esami e visite specialistiche, aveva imposto alle Ausl di ricalibrare il numero delle visite in libera professione per mettere, almeno temporaneamente, i medici a disposizione delle visite in regime di servizio sanitario nazionale così da abbattere, nei casi più critici, le lunghe attese. Concetto che, a onor del vero, il neo direttore generale dell’Ausl unica, Marcello Tonini, aveva dimostrato di far suo da subito annunciando “aggiustamenti” laddove necessario. Serve una riforma, si appella il sindacato di Palmarini. «Nel frattempo invitiamo chi di dovere ad un costante monitoraggio della libera professione e ad assumere i relativi opportuni interventi la dove non si osservi un corretto rapporto tra attività istituzionale e attività libero professionale o le liste di attesa siano superiori all’offerta attraverso la libera professione, così come evidenziato nella delibera Regionale del 27 luglio - dice -. Considerato poi che è stata costituita l’Ausl della Romagna sarebbe necessario comprendere se i dati sulla libera professione sono una particolarità riferita alla Provincia di Ravenna o se, diversamente, si è al cospetto di una “normalità”».

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