Sabato 03 Dicembre 2016 | 03:26

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SOLIDARIETA' TRA FAMIGLIE

Emergenza povertà, la Caritas inventa le "adozioni a vicinanza"

Don Alberto Brunelli: «L'indigenza è ormai arrivata anche da noi e quindi abbiamo pensato di far aiutare chi non arriva a fine mese»

Emergenza povertà a Ravenna e la Caritas inventa le

RAVENNA. Una volta c’erano le adozioni a distanza, ora che la povertà è purtroppo arrivata a casa nostra le adozioni si fanno “a vicinanza”. E’ proprio questo il nome del progetto al quale la Caritas diocesana lavora da circa due anni e che ha già portato ad aiutare nella sola città di Ravenna oltre una cinquantina di famiglie.

Gente che in questo momento tira avanti grazie all’aiuto economico arrivato da persone che potrebbero abitare a poca distanza da loro, o che magari potrebbero aver visto mille volte durante una passeggiata in centro o al mare.

Le offerte ora si fermano anche qui, ad aiutare uomini e donne in difficoltà, e non partono solo verso paesi lontani in via di sviluppo. Perché, purtroppo, è anche qui che c’è bisogno. Ci sono padri che hanno perso il lavoro, madri che sono rimaste vedove con figli, pensionati in difficoltà, ma anche persone con lavori mal pagati che non possono più contare con l’aiuto delle pensioni dei genitori.

Storie di una povertà sempre più ordinaria, che fatica a emergere. Per pudore, per dignità, o semplicemente perché interessa sempre a meno gente.

Ad aver ideato il progetto a Ravenna è stata Raffaella Bazzoni che da mesi ormai fa da tramite tra le famiglie in difficoltà e quelle che hanno deciso di dare una mano. La cosa particolare è che chi aiuta non conosce la famiglia adottata e viceversa. «Lo facciamo - spiega Raffaella Bazzoni - per diversi motivi: Ravenna è una città piccola e vogliamo preservare la privacy delle persone in difficoltà, il loro orgoglio, spesso si tratta di persone che sono finite sotto la soglia di povertà improvvisamente. Ma lo facciamo anche per tutelare chi fa le offerte ed evitare richieste di denaro in futuro». Le adozioni si possono fare in diversi modi.

«Diciamo subito che ogni contributo è libero. Si va dai dieci ai 300 euro. Ma variano anche le modalità. Ci sono alcune famiglie che preferiscono dare una quota fissa al mese, altre che invece danno un aiuto una tantum, altre ancora che scelgono particolari momenti dell’anno. Come ad esempio questo, quando si devono compare i libri e il materiale scolastico per i figli e non tutti riescono a permetterselo».

«Il progetto funziona - spiega don Alberto Brunelli - e stiamo cercando di ampliarlo a tante altre famiglie. L’obiettivo è cercare di rendere possibili tenori di vita che una volta erano la normalità e che ora invece, dopo la crisi, sono diventati una conquista». (c.d.)

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