Giovedì 29 Settembre 2016 | 12:09

TRAGEDIA AL FIUME

Annega a 16 anni davanti agli occhi degli amici

Tragico bagno nel Lamone a Mezzano. Il padre: «Gli avevo chiesto che restasse a casa»

Annega a 16 anni davanti agli occhi degli amici

RAVENNA. Aveva raggiunto gli amici nel ritrovo vicino al fiume. Un angolo appartato tra il verde, a poche decine di metri dal centro del paese ma impossibile da raggiungere per chi non conosce il posto. Era arrivato in bici, aveva salutato il gruppo di coetanei e si era tuffato una prima volta dal piccolo pontile. Dopo qualche bracciata aveva raggiunto la riva. Ma quando è entrato nuovamente in acqua, non è più riuscito a riemergere.

E’ morto a 16 anni davanti agli occhi degli amici Emmanuel Edosa Omoigui, giovane calciatore del Mezzano che ha perso la vita nel pomeriggio di ieri durante un bagno nel Lamone. Stroncato forse dalle insidie del limaccioso corso d’acqua o sopraffatto dalle correnti e dalla fatica. Solo supposizioni al momento, che gli inquirenti hanno fatto alla luce delle testimonianze raccolte sul posto, in attesa che gli ulteriori accertamenti disposti dal sostituto procuratore Stefano Stargiotti possano chiarire le esatte cause del decesso.

Stando a quanto ricostruito finora dai carabinieri intervenuti sul posto, non ci sarebbero testimoni diretti della tragedia. Dopo una decina di minuti in acqua, gli amici rimasti sull’argine lo avrebbero sentito chiedere aiuto, pensando «inizialmente ad uno scherzo» come hanno raccontato. Poi, non vedendolo più per via della fitta vegetazione e delle anse del corso d’acqua, hanno lanciato l’allarme. Una ragazza avrebbe cercato anche di portarsi verso il centro del fiume tramite una corda fissata tra le due sponde e utilizzata dai pescatori, ma non è riuscita a scorgere nulla. A trovare il corpo dell’adolescente sono stati un’ora più tardi i sommozzatori dei vigili del fuoco; il cadavere del giovane si trovava ad una trentina di metri dal punto in cui si era tuffato.

E dire che non sarebbe dovuto nemmeno essere lì. Il padre, distrutto dal dolore, avrebbe preferito restasse con lui. «Gli avevo detto di stare a casa - si tormenta senza pace in attesa che i soccorritori recuperino la salma - ma lui era voluto uscire lo stesso».

Emmanuel aveva inforcato la bici e percorso la strada tra Alfonsine, dove da poco più di un mese era andato a vivere col genitore (e dove a breve li avrebbe raggiunti la madre) e Mezzano, il paese che da quattro anni a questa parte era diventato il centro della sua vita. Con due sorelle in Nigeria e un fratello che, dopo un mese e mezzo in Romagna, si era trasferito in Francia, era lì che aveva amici e conoscenti. Iscritto al Callegari e poi ad un centro di formazione di Piangipane, aveva effettuato uno stage come falegname, ma appena poteva tornava al campo di calcio.

Lo aveva fatto anche ieri. In serata infatti era atteso alla Festa della birra, dove dava una mano come volontario. Ma dove purtroppo non è mai arrivato.

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