Sabato 03 Dicembre 2016 | 10:39

EDITORIA AL BIVIO

«Giornalisti pilastri della democrazia»

Il segretario Fnsi: «Continueremo a incalzare il Governo perché si trovino risorse per il Fondo»

«Giornalisti pilastri della democrazia»

ROMA. La Fnsi, Federazione nazionale della stampa italiana, è il sindacato unitario dei giornalisti ed è una delle componenti essenziali nella battaglia per dare dignità al Fondo per l’editoria, decurtato per il 2013, ancora molto povero per il 2014 e assente addirittura per il 2015. Raffaele Lorusso, giornalista de La Repubblica, è il nuovo segretario nazionale eletto il mese scorso al congresso di Chianciano Terme.

 

 

I giornalisti stanno vivendo una fase tormentata della loro vita professionale sotto molteplici punti di vista...

«La crisi del Paese è ancora forte. Non sottovalutiamo certo alcuni piccoli segnali in controtendenza: come i 186 nuovi rapporti di lavoro che fra dicembre dell’anno scorso e gennaio di questo anno sono stati realizzati proprio assumendo giornalisti... In proporzione a quanto è successo negli ultimi tre anni è una piccola luce che si va ingrandendo, ma non dobbiamo illuderci, né essere illusi. È ancora forte il calo delle entrate pubblicitarie, c’è grande sofferenza nel settore della piccola editoria... I nostri istituti previdenziali di tutela sanitaria sono sani, ma subiscono una pressione di richieste molto significativa. Di una cosa però siamo certi, e ne andiamo fieri: i giornalisti ci sono fino in fondo sia sulle battaglie che riguardano la dignità del lavoro, sia sulla difesa del contratto dopo alcuni risultati raggiunti che hanno convinto l’anno scorso lo stesso governo a una serie di interventi. Purtroppo non basta».

Sul versante della legge dedicata al vilipendio la Fnsi continua a esprimere un giudizio molto critico.

«Per forza. Il fatto che sia previsto che i direttori e i cronisti non andranno in galera può essere soltanto un timido elemento di garanzia, ma non vorremmo che diventasse lo specchietto per le allodole. Innanzi tutto perché l’andamento delle querele temerarie promosse per intimidire, per ridurre al silenzio attraverso la vessazione della penale economica, non è cessato, anzi. Bisognerebbe guardare a quegli esempi che in Europa esistono: chi promuove querele infondate non solo viene obbligato a rifondere le spese legali e processuali, ma gli si imputa anche la somma che intendeva ottenere con il proprio obiettivo risarcitorio. Da questo punto di vista ci aspettiamo dal Governo e dal Parlamento un atteggiamento meno incerto, una decisa scelta di campo: o la libertà del cronista di indagare oppure la conferma di un’ambiguità che il provvedimento di legge in questione contiene tuttora».

Esiste poi la vicenda del drastico taglio al fondo per l’editoria relativo all’anno 2013, la ulteriore scarsa consistenza di quello per il 2014, solo un punto interrogativo sul 2015, con il rischio di chiusura di decine di testate quotidiane e periodiche e le conseguenze di cali di occupazione di giornalisti, collaboratori, poligrafici...

«È un problema che abbiamo affrontato come Fnsi nel passato e che ora si è aggravato. Sicuramente è positivo il fatto che si sia fatta – anche di recente – una “bonifica” degli abusi e delle malversazioni commesse da parte di alcuni soggetti editoriali ormai bene identificati all’interno del Fondo... Il problema però riguarda il presente, perché il mancato inserimento di qualsiasi emendamento, pure predisposto, nel Milleproroghe, rischia di allungare tempi che per diverse aziende editoriali gestite da cooperative e associazioni non profit sono vitali. Continueremo a incalzare il Governo affinché si trovino risorse aggiuntive per il Fondo, ma nella consapevolezza, lo dico con senso di realismo, non come auspicio, che non è certo che le risorse saranno molto superiori di quelle raggiunte del Fondo 2013, già fortemente ridotto. Dico questo naturalmente senza deflettere dalla giusta rivendicazione che la campagna “Meno giornali. Meno liberi” sta rappresentando. È chiaro che se si arriva in tempi brevi – come auspicabile – a un confronto per una riforma generale dell’editoria, bisogna che ci si possa arrivare senza ulteriori perdite di testate, professionalità, esperienze lungo il cammino».

Che cosa consiglia ai giornalisti che, soprattutto nelle testate meno forti economicamente, devono affrontare questi mesi, ormai anni, così difficili fatti anche di nuovi e grandi sacrifici?

«L’aspetto di maggiore certezza è che, nonostante attacchi e sottovalutazioni gratuite del nostro lavoro, anche la parte più significativa del mondo editoriale si rende conto che la funzione e il ruolo giornalistico dà una garanzia di professionalità e serietà ai propri prodotti cartacei, online, radiotelevisivi, multimediali che siano. Il secondo aspetto, corollario al ragionamento che ho appena fatto, è che i giornalisti devono puntare con sempre maggiore forza alla qualità e accuratezza del proprio lavoro. La qualità è la grande sfida che i giornalisti possono vincere. Per questo il nuovo gruppo dirigente di colleghi che mi accompagnerà in questi prossimi quattro anni darà – io credo – un grande contributo per garantire che gli articoli 3 e 21 della Carta costituzionale non siano mere affermazioni di principio, ma la cornice istituzionale italiana nella quale i giornalisti si riconoscono, pilastri della democrazia del Paese».

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