A tavola coi piedi sulla sabbia

Belaburdéla marinèra

Al Bagno 70 di Torre Pedrera ambienti ecosostenibili e buon cibo Colazioni e pranzi freschi e sfiziosi con ingredienti del territorio pesce dell’Adriatico, insalate e frutta sotto l’ombrellone

di LAURA GIORGI

Belaburdéla marinèra

Da un anno scarso è esplosa la rivoluzione sulla spiaggia di Rimini nord e sud: sulla sabbia si può mangiare. La svolta ha scatenato la fantasia di giovani bagnini con la voglia di innovare e unire al relax della spiaggia qualche sfizio. È il caso di Stefano Lappi e Chiara Cenci, giovane coppia di Torre Pedrera che ha ricostruito da zero il Bagno 70 ribattezzandolo in dialetto Belaburdéla e dandogli una veste nuova non solo nell’arredo, giovane e piacevole, ma anche nella filosofia ecocompatibile. Dotandolo poi di una cucina fresca e sprint fatta di molti prodotti del territorio e dell’Adriatico, guidata con entusiasmo dal giovane cuoco Rafael Feliz.

Tre carte semplici: una per le colazioni, dalle 8 alle 12, con pancake, molta frutta e yogurt, toast curatissimi, torte fatte in casa fresche ogni mattina. Inoltre gli ormai immancabili smoothies ed estratti, oltre alla caffetteria e pasticceria fresca. Poi una carta pranzo, servito dalle 12 alle 15.30, dove Rafael propone poche ma ragionatissime portate suddivise fra piadine, panini, insalate e due paste: spaghetti alla chitarra e gnocchi di patate. Punti fermi: il pesce fresco dell’Adriatico, alici, cefalo, sgombro e vongole, e la verdura di stagione «del mio ortolano» di cui Rafael fa nome e cognome, e che coltiva poco distante dal mare. «Posti dove si può cucinare così ce ne sono pochi, per me è stimolante. Cercare ogni giorno gli ingredienti è quello che mi piace fare». Lo squacquerone poi arriva da San Mauro Pascoli, il pane da San Patrignano.

Il tutto a prezzi onestissimi considerato soprattutto il contesto vacanziero e sabbia e mare a due passi. Anche i nomi dei piatti sono in dialetto, Stefano Lappi spiega perché: «La nostra riviera deve rinnovarsi e ha un solo modo che può funzionare: valorizzare la propria identità. Chi viaggia cerca l’anima dei luoghi, noi abbiamo il nostro mare, ma anche i nostri sapori e io ci metto anche la nostra lingua. Tutti vanno a casa imparando almeno una parola nuova». Belaburdéla ad esempio, per chi romagnolo non è. Tanti piccoli dettagli di cura per coccolare chi è in cerca di relax, ma anche per rispettare un ambiente a lungo sfruttato senza riguardi dall’industria turistica. Al Belaburdéla i decori sono i tronchi lasciati dalle mareggiate, l’acqua si spilla da un erogatore dove i bagnanti ricaricano sempre la stessa bottiglia senza comprarne continuamente di nuove, si sa che il mare di plastica non ne può davvero più.

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