Domenica 25 Settembre 2016 | 14:18

L'AGGRESSIONE

Massacrato di botte dai datori di lavoro davanti al figlioletto

A scatenare l'ira di padre e figlio la richiesta di spiegazioni sulla busta paga inesatta

 Massacrato di botte dai datori di lavoro davanti al figlioletto

FORLÌ. Ha chiesto ai propri datori di lavoro perché le giornate lavorative riportate sulla busta paga non corrispondessero a quelle effettivamente fatte. Non contento delle risposte ottenute, con un collega nelle sue stesse condizioni, li ha denunciati all’Ispettorato del lavoro firmando la sua “condanna”. I due agricoltori, padre e figlio, l’hanno infatti attirato fuori di casa e massacrato di botte.

Un pestaggio avvenuto davanti agli occhi della moglie, della padrona di casa e del figlioletto di appena due anni che inutilmente è scoppiato in lacrime davanti a tanta brutalità. Cattiveria che è costata al giovane padre di famiglia la frattura certa del setto nasale ed altre conseguenze fisiche che ieri pomeriggio lo hanno costretto a sottoporsi a nuovi accertamenti al “Morgagni-Pierantoni”, dove è tornato dopo aver presentato denuncia ai carabinieri della stazione di Villafranca. Del caso è stato interessato anche l’assessore comunale al Welfare Raoul Mosconi.

La serata di paura è iniziata verso le 18 di martedì quando i due energumeni hanno raggiunto il 30enne, in Italia con la famiglia con regolare permesso di soggiorno, e lo hanno invitato ad uscire per spiegare come mai si fosse permesso di denunciare la presunta irregolarità in busta paga all’Ispettorato. Una macroscopica mancanza, ha raccontato: a fronte di oltre un mese lavorato nella tenuta di proprietà dei “picchiatori”, gli agricoltori ne avevano contabilizzati una settimana.

In realtà l’uomo non ha potuto aprire bocca e sottolineare l’importanza della fedeltà della dichiarazione dei datori di lavori ai fini della disoccupazione ma, soprattutto, del rinnovo del permesso di soggiorno, che è stato subito coperto da una scarica di calci e di pugni.

Un autentico massacro continuato anche quando ha cercato di fuggire e la moglie ha minacciato di chiamare i carabinieri. Gli energumeni non hanno battuto ciglio. Anzi, non contenti, prima di allontanarsi, gli hanno sfilato la giacca con all’interno cellulare. Indumento e telefono recuperati e riconsegnati poco più tardi dai militari arrivati di gran carriera dopo la disperata richiesta di aiuto fatta dalla moglie. La serata di terrore è quindi terminata al Pronto soccorso dell’ospedale. Ieri al sindacato cui si è rivolto la vittima, si è presentato anche il collega e connazionale, dichiarando di essere molto preoccupato che lo stesso trattamento possa essere riservato anche a lui.

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