Martedì 27 Settembre 2016 | 22:38

LA STORIA

Morì travolto in bici, i genitori del 14enne ringraziano la città

«Abbiamo scoperto che anche Forlì è ricca di persone pronte ad aiutare il prossimo»

 Morì travolto in bici, i genitori del 14enne ringraziano la città

FORLÌ. E’ un grazie commosso, contenuto in una accorata lettera, quello che i genitori del 14enne di origine nigeriana Emmanuel Okafor, morto mercoledì 17 dicembre per le ferite riportate otto giorni prima quando fu travolto in bicicletta a Vecchiazzano a poca distanza dall’abitazione della famiglia, rivolgono a tutta la città.

«Voi capirete come sia difficile per noi questo momento - scrivono Ignatius Okafor e sua moglie Nelly -. Nessuno è abituato a perdere un figlio. Sentiamo il bisogno di parlarvi anche se non ci conosciamo. Sentiamo il bisogno di ringraziarvi tutti. Quelli che uno per uno ci hanno fatto avere il loro affetto e il loro sostegno concreto, e poi le varie associazioni, la scuola di Emmanuel, la scuola di suo fratello Precious, i miei colleghi di lavoro, il Comune di Forlì, i giornali che con i loro articoli hanno fatto sapere a tanti quello che era successo. E’ stata una dimostrazione di grande solidarietà, un abbraccio che ha riscaldato la nostra famiglia nei giorni più freddi che abbiamo mai conosciuto». E, infatti, il lutto che ha colpito la famiglia residente a Forlì da anni ha fin da subito prodotto una gara di solidarietà, arrivata fino al Municipio che si è fatto carico di pagare le spese del cosiddetto funerale di povertà che si è svolto il giorno della vigilia di Natale al cimitero monumentale di via Ravegnana.

 «Viviamo da anni in una città in cui abbiamo conosciuto un aiuto indispensabile da parte della Caritas, dei servizi sociali del Comune, di Forlì Città Aperta - proseguono i genitori dello sfortunato giovane -. Ma ci siamo anche sentiti spesso come persone invisibili. Qualche volta abbiamo sentito il giudizio freddo, implacabile, definitivo di chi non ci vuole, di chi non ci conosce, di chi non vuole sapere niente di noi».

«Ma nel momento più angoscioso - concludono - abbiamo scoperto che in questa città ci sono tante altre persone capaci di farci sentire esseri umani: ci hanno aiutato, ci sono stati vicini, si sono occupati di tutti i problemi che non avremmo mai potuto capire, affrontare, risolvere. Non potremo mai ringraziare abbastanza tutti quelli che ci hanno aiutato».

In prima linea, fin dai primi momenti, l’associazione “Forlì città aperta”, che ha promosso una raccolta fondi per aiutare la famiglia a sostenere le spese dei funerali e quelle della normale sopravvivenza. Appello al quale hanno risposto in molti.

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