Sabato 01 Ottobre 2016 | 12:22

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VITTIMA UNA 51ENNE FORLIVESE

Strangolò la convivente, condannato a 16 anni

Cinzia Agnoletti subì il raptus dell'uomo. Il giudice aumenta la pena chiesta dal pm

 Strangolò la convivente, condannato a 16 anni

FORLÌ. Soffocò la convivente 51enne Cinzia Agnoletti, forlivese, il 26 settembre dell’anno scorso nella loro casa di Castelvetro Piacentino; ieri Giampietro Gilberti, 54 anni, è stato condannato a 16 anni di reclusione per omicidio volontario aggravato. Una pena aumentata di 8 mesi dal giudice, rispetto alla richiesta del pubblico ministero, a causa del mancato riconoscimento delle attenuanti generiche.

La donna aveva lasciato la Romagna nel 1987 dopo aver avuto un breve matrimonio durato poco tempo e un figlio, Claudio, che oggi ha 32 anni.

Ieri in aula erano presenti anche la madre della vittima, Gabriella Albini, e il fratello Paolo Agnoletti - costituitisi subito parte civile, rappresentati dall’avvocato Sara Palmisano del Foro di Forlì - ad ognuno dei quali il giudice ha riconosciuto un risarcimento di 50mila euro. A poca distanza da loro l’imputato, che alla lettura della sentenza è rimasto imperturbabile confermando l’atteggiamento tenuto durante tutta la fase processuale.

La strategia difensiva di Gilberti, infatti - patrocinato dall’avvocato difensore Luigi Ruggeri del Foro di Piacenza - è stata proprio quella di ricondurre l’omicidio ad un momento di follia al termine di un violento litigio, assolutamente opposto al carattere dell’uomo e al suo percorso di vita avuto fino a quel giorno.

Per questo il legale dell’omicida aveva chiesto il rito abbreviato che prevedeva, per la fattispecie, una pena massima di poco superiore ai 15 anni, la stessa chiesta dal pubblico ministero Antonio Colonna al termine della sua requisitoria. Condanna che il giudice Giuseppe Bersani, come ricordato, ha ritenuto di aumentare fino a 16 anni.

I fatti. Castelvetro Piacentino, dove la coppia viveva in modo precario per le scarse disponibilità economiche, è l’ultimo comune prima del confine con Cremona. Quel giorno di settembre dell’anno scorso, come ha nelle ore successive raccontato lo stesso Gilberti, l’uomo dopo un lite percosse la donna - dalla quale era separato in casa già da alcuni anni e con la quale avevano avuto un figlio oggi 26enne - per poi tentare di strangolarla prima a mani nude e in seguito con la corda di una tapparella. Infine il soffocamento mortale con due cuscini e la macabra chiusura della testa della vittima ormai esanime dentro un sacchetto di plastica.

 

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