Venerdì 09 Dicembre 2016 | 06:45

IL CAMPIONE DEL VOLLEY

Bovolenta, famiglia risarcita

Le assicurazioni versano circa 1,5 milioni

Bovolenta, famiglia risarcita

FORLÌ. Risarcita la famiglia del pallavolista Vigor Bovolenta. Una cifra di circa 1,5 milioni di euro, per la moglie, i genitori, i figli e la sorella. Nell’udienza di ieri davanti al giudice Giorgio Di Giorgio è stata sancito la remissione della costituzione di parte civile da parte degli avvocati della famiglia, Eugenio Gollini di Modena e Vittorio Manes di Forlì, dopo il buon fine della transazione con i legali degli imputati i medici Maurizio Mambelli (tutelato dagli avvocati Giorgio Fabbri e Giorgio Mambelli), e Matteo Scarpa (difeso da Alessandro Lovato), accusati di omicidio colposo. Per Mambelli l’assicurazione ha già versato la cifra pattuita, mentre per Scarpa c’è stato l’ordine di pagamento, ancora però non completato per dettagli burocratici.

Si è passati alle eccezioni preliminari nelle quali gli avvocati degli imputati hanno chiesto l’inutilizzabilità della perizia voluta dal pm di Macerata nel maggio 2012, accettando invece la parte riferita ai risultati dell’esame autoptico. La non opposizione della pubblica accusa, rappresentata in aula dal sostituto procuratore Filippo Santangelo ha fatto uscire questa relazione dal dibattimento vero e proprio, che sarà aperto nell’udienza del 6 novembre, quando saranno sentiti i consulenti sia dell’accusa sia della difesa. Vigor Bovolenta venne stroncato da un malore cardiaco il 24 marzo 2012 sul campo di Macerata, dove giocava con la “sua” Forlì. La morte di Bovolenta sarebbe stata provocata come conseguenza di una trombosi acuta con fibrillazione della coronopatia destra per grave aterosclerosi. Il processo a carico dei due medici verterà sulle procedure della medicina sportiva e gli accertamenti diagnostici a cui Bovolenta non fu sottoposto con cura. Da qui l’accusa sostenuta dalla Procura di omicidio colposo: secondo l’accusa la patologia di cui soffriva il campione di origini venete ma ravennate d’adozione avrebbe dovuto essergli diagnosticata dai medici che rilasciarono i certificati di idoneità sportiva agonistica.

 

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