Mercoledì 07 Dicembre 2016 | 21:08

SCUOLA

«Non so dove mettere i miei studenti»

Dura accusa della preside del Liceo Scientifico "Di Calboli" per la carenze di aule

«Non so dove mettere i miei studenti»

 

FORLÌ. Per il Liceo scientifico “Calboli” potrebbe aprirsi l’era dei doppi turni di lezione alla mattina e al pomeriggio. Non ci sarebbe abbastanza spazio per tutti i 1.200 studenti nell’edificio di via Aldo Moro, dopo che l’istituto ha perso la disponibilità delle aule finora collocate nello stabile del “Saffi-Alberti”, sempre situato nel Centro studi.

Un vero “Sos” quello lanciato dalla preside Morena Mazzoni e dall’intero comitato dell’istituto composto da rappresentanti degli insegnanti, degli studenti, dei genitori e del personale scolastico, presieduto da Valentina Silvestri.

A poco più di un mese dalla ripresa delle lezioni, l’allarme non è dato da un aumento del numero di iscritti (sostanzialmente stabile) ma perché otto classi del liceo, coincidenti all’incirca con 200 studenti, non potranno più usufruire di una ala dell’istituto “Geometri” (in via Turati) che proprio con l’anno scolastico 2014-2015 vedrà rientrare nella sede centrale anche gli allievi della succursale “Saffi”, trasferimento necessario per inadeguatezza della storica sede in piazza Cavour. La penuria di spazi sta mettendo in enorme difficoltà la scuola, che ospita 47 classi, 95 insegnanti e 25 lavoratori.

«Ci troviamo di fronte a una gravissima emergenza ma purtroppo annunciata - accusa la dirigente Mazzoni -. Ho preparato un dossier, che ho pubblicato sulla pagina internet della scuola per mettere al corrente le famiglie e la città, intitolato proprio “Dieci anni di carenza di aule”. Perché è dal 2004 che l’unico Liceo Scientifico della zona, che raccoglie alunni da tutto il Forlivese fino anche Premilcuore, non ha lo spazio adeguato per accogliere tutti». Finora la soluzione, mai definitiva, era stata la concessione anno per anno di alcune aule dall’adiacente “Geometri”: all’inizio erano tre, poi sono arrivate ad essere otto.

«Questo - precisa la preside - si è accompagnato alla sofferta ma obbligata eliminazione dei laboratori: lo smantellamento è iniziato nel 2009, prima del laboratorio di ottica, poi disegno infine, con grande rammarico, della biblioteca. Adesso restiamo con il minimo indispensabile per chiamarci “scientifico”: i laboratori di scienze, chimica, informatica e inglese. Gli archivi? Sistemiamo gli armadi in piccoli vani o anche all’esterno, sotto al porticato. Di più non possiamo fare».

Quando, da gennaio, è arrivata l’ufficialità del trasloco del professionale al Centro studi, e la conseguente contrazione delle aule, il liceo ha più volte interpellato i referenti provinciali, che hanno la proprietà degli stabili, dal presidente della Provincia, Massimo Bulbi, ai suoi collaboratori, all’assessore provinciale alla scuola, Bruna Baravelli, ma non si è giunti a una soluzione. «A questo punto - si dispera la preside - la strada sembra essere solo quella dei doppi turni, con lezioni sia di mattina che si pomeriggio, con gravissime conseguenze per i ragazzi, aggravio di spese economiche, dai trasporti al riscaldamento, oltre che disagi organizzativi. E’ tardi anche per pensare, come in passato avevo azzardato proporre, la costruzione di un container di aule sul modello di quello delle aree terremotate, una scuola mobile ma dignitosa».

Mazzoni rivolge l’ultimo accorato appello: «Siamo di fronte ad un fabbisogno reale. Chiediamo un sacrificio temporaneo e comune fatto da noi e il “Saffi-Alberti”: invece che otto, come nell’anno corrente, concedeteci almeno quattro aule, e ce le faremo bastare con una turnazione interna, ma almeno solo mattutina».

 

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