IL CASO

Partorire in casa, magia in sicurezza

La testimonianza di due coppie forlivesi che hanno scelto di dare alla luce il loro primo figlio tra le mura domestiche

di RAFFAELLA TASSINARI

22/04/2014 - 09:46

 Partorire in casa, magia in sicurezza

FORLÌ. Niente camici bianchi, sale parto né lettini d’ospedale ma le rassicuranti mura domestiche, con tanto di bagno caldo, candele, musica ed olii essenziali, il volto conosciuto di una professionista ma senza rinunciare al conforto partecipe di chi si ama. Quella di dare alla luce il proprio figlio nel rassicurante ambiente domestico è una scelta che sta prendendo piede soprattutto tra i giovani e in particolare tra chi segue stili di vita quanto più “naturali”.

Anche se i numeri sono ancora bassi (i parti in casa nell’Ausl di Forlì nel 2012 sono stati 7) sono in tutti i casi dimostrazione di un cambiamento quantomeno culturale. Una sorta di ritorno alle origini, ai tempi delle nonne, ma con tutte le tutele che la modernità è in grado di garantire. A differenziarli nettamente da quelli ospedalieri, è la loro spiccata intimità, il protagonismo del partner e l’ assecondamento di quei ritmi naturali che i protocolli medici, talvolta, non permettono di vivere pienamente.

Il desiderio. «L’idea di partorire in casa - racconta Carmen Valbonetti, mamma di una bimba nata ad agosto - è germogliata in me dopo il parto travagliato che mia sorella ha vissuto in ospedale: sembrava fosse passata dal tritatutto. Quando un’amica che ha partorito in casa mi ha raccontato della sua esperienza, ho capito che volevo farlo anch’io». Una scelta non di estremo coraggio ma, piuttosto, di estrema serenità. «Mi sentivo più tranquilla così - continua- non ho mai avuto paura perché non vedevo l’ora di vivere quell’esperienza e sapevo che, in quel momento, avrei avuto tutte le attenzioni su di me anche di persone esperte». Spesso, chi decide di partorire in casa deve fare i conti con le paure o le reticenze di familiari quando non dei partner. «Non mi ha mai spaventato l’idea - spiega Daniela Chiari, neomamma - mentre non era così per il mio moroso Luca Barbanera: aveva paura che qualcosa andasse storto. Poi, una volta che ha parlato con Paola Carlini, l’ostetrica che ci avrebbe seguito assieme a Rachele Montini non solo durante la gravidanza ma anche quel giorno, si è convinto anche lui».

La magia. Quello che si instaura con le ostetriche è uno stretto legame di amicizia che va molto oltre il rapporto specialista-paziente, e tocca l’apice nell’assistenza a domicilio nel giorno più bello. Alla partenza delle prime contrazioni niente panico. Dopo aver informato le ostetriche, Daniela esce con il partner a fare colazione e qualche piccola consueta commissione mentre Carmen decide con la sua dolce metà, Paolo Rossi, di andare a Bertinoro a mangiarsi una piadina e a fare quattro passi per incentivare l’inizio del travaglio. Per entrambe le mamme al primo figlio, quest’ultimo è stato tutt’altro che lungo. Merito, dicono loro, dei preziosi consigli delle ostetriche che hanno anche alleviato i loro dolori con appositi massaggi. Daniela ha dato alla luce il suo piccolo nella vasca da bagno.

«Ad un certo punto - racconta - sono riuscita anche ad addormentarmi dopo una contrazione. Non vedevo l’ora di vivere questa esperienza ed è stato tutto fantastico. È nato con una spinta, ed io mi sono sentita talmente bene che avrei potuto fare una maratona». Un’esperienza meravigliosa e non traumatica anche per Carmen che ha partorito la sua piccola con l’appoggio, sia fisico che morale, del suo compagno. Entrambe le giovani mamme forlivesi, hanno optato per fare il lotus, ovvero non recidere il cordone ombelicale per separare il neonato dalla placenta ma di aspettare che ciò avvenisse spontaneamente nei giorni successivi la nascita. «Per i primi 3-4 giorni non ha mai pianto per la fame - ricorda Carmen -. I miei parenti, contrari alla mia scelta, si sono dovuti ricredere poiché io ero fresca come una rosa e la mia bimba serena come se fosse ancora dentro la pancia. Non era stata catapultata in questo mondo ma vi era arrivata in punta di piedi».

«E’ stata una bellissima esperienza anche per me - fa eco Luca, compagno di Daniela –. La serenità che ci ha dato l’intimità del nostro “nido” e il fatto di essere presente in ogni istante per sostenere Daniela è stato impagabile». Due famiglie, un’unica certezza: anche il secondo figlio farà il primo vagito tra le mura domestiche.

 

 

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