FORLI'

Rubava nel negozio di Forlì in cui lavorava, la donna patteggia 4 mesi di pena

Condanna per l’arresto in flagranza, ma il procedimento andrà avanti per gli altri ammanchi

di GAVINO CAU

08/09/2018 - 09:16

Rubava nel negozio di Forlì in cui lavorava, la donna patteggia 4 mesi di pena

FORLÌ. Ha patteggiato 4 mesi di reclusione la 60enne dipendente infedele arrestata dalla Squadra Mobile di Forlì alla fine di luglio dopo essere stata ripresa mentre rubava soldi dalla cassa del negozio dove lavorava da 15 anni. Per lei, però, i guai non sono finiti perché la pena riguarda l’arresto in flagranza, mentre un altro procedimento andrà avanti per merce e soldi trovati nella sua abitazione e per gli altri prelievi ripresi dalle telecamere. Il processo si è celebrato davanti al giudice monocratico Marco De Leva (pubblico ministero il sostituto procuratore Sara Posa). La donna, difesa dall’avvocato Claudia Pasolini, è già stata licenziata dalla sua ex datrice di lavoro. La stessa “vittima” del furto, tutelata dall’avvocato Max Starni, nel processo che seguirà presenterà una richiesta di risarcimento danni di 350mila euro, cifra stimata tra quanto è stato rubato dalla donna dopo che erano state messe le telecamere e quanto si pensa possa essere stato sottratto da quando sono nati i primi sospetti di possibili ammanchi causati dalla 60enne dipendente finita agli arresti.

Il sospetto

Infatti la proprietaria del negozio da tempo aveva avuto il sospetto che la dipendente, prelevasse indebitamente somme di denaro dalla cassa. Strani movimenti e il calo di fatturato l’avevano indotta a pensare a un comportamento illecito. Tanto da sistemare, grazie a un’agenzia investigativa, una telecamera che inquadrava l’area della cassa. Con grande sorpresa era stato possibile riprendere in più giorni - almeno dieci - la sessantenne che allungava le mani e prendere banconote, oltre ad alcuni prodotti in vendita nell’esercizio commerciale. La titolare aveva quindi sporto denuncia contro la dipendente infedele, 60enne, la quale una mattina dello scorso mese di luglio, dopo l’ultimo prelievo illecito immortalato dalle immagini, si era trovata di fronte gli investigatori della Questura che l’avevano arrestata in flagranza di reato per appropriazione indebita e furto. Gli agenti si erano appostati in negozio per vedere le immagini e quindi bloccarla. Vista l’incensuratezza della coinvolta non erano state applicate misure cautelari a suo carico e la donna ha atteso il processo che ora si è svolto davanti al giudice De Leva.

La perquisizione

La quantità del danno provocato deve ancora essere accertata, anche perché dopo averla bloccata al termine dell’ennesimo prelievo illegale, gli investigatori della Squadra Mobile hanno accompagnato la dipendente a casa per una perquisizione. Il controllo domiciliare aveva consentito di rinvenire circa 300 capi di abbigliamento rinchiusi all’interno di alcuni scatoloni stipati nel sottotetto e 40mila euro, suddivisi e nascosti in diverse parti dell’abitazione. L’intera merce, del valore di circa 10mila euro è stata riconosciuta dalla parte offesa. La somma è invece difficilmente collegabile a presunte sottrazioni passate dalla cassa.

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