FORLI'

Tabaccaio picchiato e derubato. La figlia: «Ho temuto il peggio»

Benedetta Grandini racconta lo sgomento del padre Bruno: «Non si capacita della violenza»

di GAETANO FOGGETTI

14/07/2018 - 12:13

Tabaccaio picchiato e derubato. La figlia: «Ho temuto il peggio»

FORLI'. «Ora voglio solo riportare a casa mio padre, vittima di una violenza cieca e gratuita che ha disorientato tutti noi, ma prima di tutto lui, che per cinquant’anni ha sempre servito tutti».

Lo sgomento

Ancora emozionata e preoccupata, a trasmettere lo sgomento di una famiglia e dell’intera città è Benedetta Grandini, avvocato, figlia del 69enne Bruno - titolare della tabaccheria di Porta Schiavonia - che mercoledì mattina, dopo l’apertura, è stato brutalmente picchiato da un uomo che lo ha rapinato dell’incasso. «Mio padre ha preso solo le botte – riprende – mi ha raccontato che stava servendo questa persona, non un cliente abituale, che poi gli si è avventata contro. Ha avuto paura che lo ammazzasse. Ho ricevuto in studio le telefonate di mia madre e dei Carabinieri, in quel momento ho temuto il peggio e mi sono precipitata al Pronto soccorso dove sono riuscito a vederlo solo dopo che lo avevano medicato».

La solidarietà

La vicenda ha provocato una reazione corale di solidarietà nei confronti della famiglia. «Fin da subito si sono prodigati per mio padre i clienti e gli operai che erano al lavoro davanti al negozio; le forze dell’ordine e i sanitari. Poi io sono rimasta chiusa per due giorni in ospedale e ho saputo solo dopo della solidarietà dell’Ascom. Ho ricevuto anche la telefonata del presidente del mio ordine professionale, Roberto Roccari».

No alle strumentalizzazioni

Il fatto che l’aggressore sia un nero non spinge l’avvocato ad alcuna considerazione particolare. «Guardo alla violenza, non al colore della pelle di chi l’ha messa in pratica. Certo non è più la Forlì del 1969, quando mio padre aprì, ma il problema della criminalità prescinde dal fatto razziale. Spero che non si monti un caso nazionale dal punto di vista politico. Mi auguro, però, che il colpevole sia messo nelle condizioni di non fare più male a nessuno».

Il ritorno

«La prima preoccupazione di mio padre è stata il negozio – conclude Grandini – e il lavoro che lui ama e dove ha speso la vita intera ma dove adesso dovrebbe convivere con la paura. Spererei che non volesse tornarci, vista anche l’età, ma per ora desideriamo solo riportarlo a casa».

I sindacati

Cgil, Cisl e Uil, con i rispettivi segretari confederali Paride Amanti, Vanis Treossi ed Enrico Imolesi, esprimono «solidarietà alla vittima di questo brutale episodio, il cui autore va punito velocemente e con fermezza. Siamo impegnati quotidianamente a creare una società coesa e solidale, nella quale tutte le persone abbiano pari dignità, tutele e diritti, dove ognuno sia libero di vivere e lavorare in ogni ora del giorno nella massima sicurezza. Riteniamo che ogni cittadino dovrebbe condannare tutti coloro che compiono atti di violenza verso chiunque siano diretti. Confidiamo nel lavoro delle forze dell’ordine per assicurare alla giustizia i responsabili».

Sottogretario e Lega Nord

«Vorremmo esprimere la nostra sincera e profonda solidarietà alla vittima di questo drammatico episodio – fanno eco i leghisti Jacopo Morrone, sottosegretario alla Giustizia, e Daniele Mezzacapo, capogruppo comunale del Carroccio –. Non ci sono parole per commentare la brutalità del gesto e la violenza che lo ha generato». «Ho preso in carico la vicenda sotto il profilo delle generalità dell’aggressore – specifica Morrone – per verificarne, in concorso col Ministero degli Interni, identità e condizione rispetto alle norme sull’ingresso e sul soggiorno in Italia. Verificheremo le procedure da adottare nel caso si riscontrino irregolarità da questo punto di vista. È chiaro che simili episodi non possono passare in secondo piano rispetto alla necessità di garantire la sicurezza e l’ordine pubblico nei nostri comuni».

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