FORLI'

Un inferno tra le mura domestiche. Condannato marito violento

Il 42enne tornava spesso a casa ubriaco e picchiava la moglie anche davanti ai figli piccoli

18/01/2018 - 13:03

Un inferno tra le mura domestiche. Condannato marito violento

FORLI'. Marito condannato a tre anni e 4 mesi di carcere per violenza sessuale. La sentenza è stata letta mercoledì pomeriggio dal collegio composto dal presidente Massimo De Paoli e dai giudici a latere Floriana Lisena e Nunzia Castellano.

Lunga odissea

L’uomo, 42enne di origine marocchina, è stato riconosciuto colpevole di diversi episodi di violenza che si sono susseguiti tra il novembre 2014 e il gennaio 2015 quando poi la donna, 29enne e anche lei della stessa nazionalità, si è allontanata da casa grazie ai servizi sociali, sistemata con i figli in una casa famiglia. Una storia che si svolge in un paese del comprensorio forlivese e che ha un terzo incomodo: l’alcol, causa scatenante delle violenze dell’uomo.

Terrore casalingo

Quando tornava a casa dal bar, dopo aver alzato troppo il gomito, infatti, lo straniero si scatenava in atteggiamenti violenti e aggressivi verso la donna che lo aveva raggiunto dal Marocco qualche anno fa, quando lui già lavorava in Italia. Non era la prima volta che il 42enne finiva davanti ai giudici del Tribunale di Forlì. Su di lui, infatti, pende già una condanna a 3 anni e 2 mesi per maltrattamenti in famiglia: proprio durante quel procedimento, nel 2016, erano emerse oltre ai maltrattamenti anche le violenze sessuali che non erano contestate nel capo di imputazione, motivo per cui è nato un secondo procedimento a carico dell’uomo. Il copione era lo stesso: il rientro a casa in stato di ebbrezza, le aggressioni fisiche alla consorte, anche davanti ai due figli piccoli. In una circostanza allucinante, dopo aver lasciato la donna a terra per le botte inferte aveva preso un coltello e lo aveva messo in mano al figlio dicendogli di colpire la madre, per fortuna senza che la minaccia si materializzasse.

Testimonianza da brividi

L’altro giorno davanti ai giudici e al sostituto procuratore Federica Messina che sosteneva l’accusa in aula, è stato ascoltato il racconto della 29enne che ha dovuto ripercorrere gli episodi di violenza sessuale, fino a quando non ha fatto intervenire i servizi sociali che l’hanno allontanata da casa e alloggiata in una struttura protetta, lontano da quell’uomo che quando beveva diventava violento, salvo poi l’indomani non ricordare nulla e tornare ad essere una persona all’apparenza tranquilla. Era prevista anche la testimonianza dell’imputato, ma al momento di rispondere alle domande del giudice ha detto di non voler parlare, per poi confidare al suo avvocato: «Tanto danno sempre ragione alle donne».

Il pubblico ministero aveva chiesto per l’imputato la condanna a sei anni e 2 mesi di carcere. Dopo la camera di consiglio i giudici hanno optato la pena è diventata di 3 anni e 4 mesi, oltre al risarcimento di 20mila euro in favore della moglie. Ora il marocchino può vedere i figli solo in ambito protetto e sotto lo stretto controllo degli assistenti sociali.

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