IL LIBRO

Una famiglia a impatto zero

L'autrice insieme al marito e con tre figli piccoli, da anni ha eliminato l'auto e pesa tutti i rifiuti

di LAURA GIORGI

25/02/2017 - 14:11

Una famiglia a impatto zero

In famiglia sono in cinque e da cinque anni e mezzo non utilizzano più l’automobile. Da un paio d’anni poi pesano tutti i rifiuti che producono e a suon di riuso, autoproduzione, acquisti consapevoli, nel cassonetto dell’indifferenziato hanno buttato in un anno al massimo mezzo chilo di spazzatura a testa. La media regionale in Emilia-Romagna è di 160 kg per persona. Linda Maggiori, educatrice di professione, ha 35 anni, è originaria della Marche, ma dieci anni fa ha sposato Giovanni Angeli di Faenza e lì hanno messo su casa. Un appartamento in centro in cui sono arrivati anche i tre figli, che oggi hanno 9, 7 e 4 anni. Insieme hanno cominciato la loro impresa: eliminare i rifiuti dalle loro vite. Producendo in casa dal pane al dentifricio, facendo la spesa dai contadini evitando ormai da tempo il supermercato, pensando sempre molto prima di ogni acquisto. Un’esperienza che è diventata un libro: “Impatto zero. Vademecum per famiglie a rifiuti zero” (Dissensi Editore) che verrà presentato questa sera alle 18 in viale Roma, 124 a Forlì con il Wwf cittadino.

La prima decisione drastica: facciamo senz’auto.

«Cinque anni e mezzo fa siamo rimasti coinvolti in un incidente, noi eravamo salvi ma l’auto era totalmente distrutta. Non potevamo ricomprarla subito per ragioni economiche e abbiamo quindi deciso di fare senza. Prima per necessità, poi poco a poco per convinzioni sempre più profonde. Abbiamo visto che potevamo vivere anche senza, e anche con i figli piccoli, nella vita di tutti i giorni e pure per andare in vacanza. All’inizio i nostri genitori erano preoccupati, soprattutto per i bambini, poi hanno capito la nostra motivazione, hanno visto che riuscivano a organizzarci e si sono tranquillizzati».

Dunque come vi organizzate e come conciliate i tempi di tutti?

«Usiamo la bicicletta, a pedalata assistita per le percorrenze più lunghe. Mio marito percorre ogni giorno 8 chilometri all’andata e 8 al ritorno perché lavora fuori Faenza. Io e i bambini pure usiamo la bici o andiamo a piedi. Alcune mamme mi dicono che i loro figli vedendo i miei sempre in bici vogliono ora andare a scuola in bici anche loro. Sulla nostra esperienza e per mettere in rete le famiglie senza auto ho pensato qualche anno fa di creare una rete e ho creato il blog e la pagina Facebook “Famiglie senz’auto”. Ci scambiano notizie, mete, accorgimenti, e in qualche modo facciamo pressione nelle nostre comunità per sostenere e promuovere una mobilità sostenibile».

Presa dimestichezza con l’assenza dell’auto, avete cominciato a pensare anche ai rifiuti.

«Due anni fa abbiamo aderito alla strategia “rifiuti zero”. Insieme a un gruppo di altre famiglie ci mettemmo in contatto con Natale Belosi del Wwf e della “Rete regionale rifiuti zero”, per aderire a un esperimento sul monitoraggio della produzione domestica di rifiuti, un lavoro preparatorio che poi ha portato alla legge regionale sull’economia circolare nel 2016. Dovevamo pesare tutti i nostri rifiuti. Dopo sei mesi eravamo rimasti solo noi, ma stiamo andando avanti ancora adesso».

Allora, quanto pesano i vostri rifiuti?

«L’indifferenziato 0,5 kg a testa all’anno, 0,7 kg di plastica, 1,9 di vetro e con la carta andiamo un po’ peggio: 4,4 kg, per l’organico abbiamo la compostiera in terrazzo. Ovviamente differenziamo tutto, ma soprattutto riutilizziamo, il vetro ad esempio lo buttiamo solo se si rompe. In erboristeria ci andiamo con i vasetti, a prendere il latte con le nostre bottiglie. Facciamo la spesa nei negozi che vendono solo sfuso, oppure compriamo ai mercati contadini o attraverso i Gruppi di acquisto solidali: si comprano le materie prime in sacchi di grandi quantità poi ce li dividiamo. Ovviamente da due anni non vado più al supermercato».

Altri suggerimenti per tendere allo zero in fatto di immondizia?

«Autoprodurre. In casa tengo le materie prime per preparare tutto quello che ci serve: pane, biscotti, pasta, faccio anche la cioccolata spalmabile con le nocciole. Ma anche i detersivi per i piatti e per le pulizie della casa, in fondo sono ricette che le nonne utilizzavano fino a poco tempo fa e sono semplici e naturali».

Ma tutto questo non la costringe a spendere molto più tempo?

«Faccio un esempio: se mi manca il dentifricio faccio molto prima prepararlo con due cucchiai di argilla, due di bicarbonato e qualche goccia di olio essenziale che uscire, parcheggiare, fare la coda al supermercato e tornare. E inquino molto meno. Lavoriamo un po’ meno della media, abbiamo entrambi due impieghi part time. Non abbiamo mai fatto un conto preciso sulla spesa, ma certo non spendiamo più di prima, e comunque alla fine abbiamo più tempo per noi».

Dopo tutto questo impegno però, oltre a respirare lo smog prodotto da chi la macchina la usa, lei paga anche le tasse rifiuti come gli altri.

«L’unico incentivo ora è quello di lavorare per un futuro migliore per i nostri figli. Ma siamo convinti che se ognuno si assume la propria responsabilità, anche se è una goccia nel mare è pur sempre una goccia in più o in meno. Il senso di impotenza è complice della crisi ambientale che coinvolge tutti quanti. Pensiamo che testimoniando quello che facciamo l’interesse si possa allargare; a Capannori in provincia di Lucca sul nostro esempio il Comune ha appena fatto un bando per 50 famiglie per sperimentare incentivi sulle bollette in base al peso dei loro rifiuti».

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