CORTE D'ASSISE

Sentenza Acer, imputati assolti

Per Guerneri e Padovani l'abuso va in prescrizione. Inchiesta aperta nel 2009 con la denuncia di un imprenditore

08/11/2016 - 15:39

Sentenza Acer, imputati assolti

FORLÌ. Assolti con formula piena dalle accuse di peculato e abuso d’ufficio Ellero Morgagni, Paolo Bergonzoni, Roberto Santolini, Gabriele Borghetti, Francesca Pirini, Maurizio Menghi; da quella di abuso d’ufficio Sergio Lorenzi, Marcello Casadei, analogo reato prescritto invece per Giorgio Guerneri e Roberto Padovani. Dopo un’ora e un quarto di Camera di consiglio si chiude così in Corte d’Assise il processo ai vertici di Acer (Azienda Casa Emilia-Romagna) e cala il sipario su una vicenda che aveva preso il via nel 2009.

La Procura di Forlì, con gli allora sostituti Fabio Di Vizio e Marco Forte, aveva iniziato le indagini proprio in quell’anno dopo la perdita di 500mila euro investiti da Acer ed evaporati nel tracollo della Lehman Brothers del settembre dell’anno prima e dalla denuncia di un imprenditore che aveva affermato di essere stato escluso dagli appalti Acer perché era uscito dal consorzio “Image”, creato proprio dall’Azienda Casa per la gestione dei lavori.

Per questi motivi sul banco degli imputati sono finiti i componenti dell’ex Consiglio di amministrazione di Acer (tra il 2004 e il 2009 con i relativi bilanci passati al pettine), guidato allora da Ellero Morgagni, e di quello di “Image”, composti da noti personaggi sia forlivesi sia cesenati, oltre a un ingegnere e un imprenditore.

Secondo il collegio giudicante presieduto da Giovanni Trerè, a latere Giorgio Di Giorgio e Antonella Zatini, le accuse erano totalmente prive di fondamento.

E l’abbraccio finale tra gli imputati e tra questi ed i loro avvocati la dice lunga sulla tensione che tutti i coinvolti hanno comunque vissuto nell’ultimo atto di una vicenda lunghissima, anche se la precedente udienza aveva visto accusa (ieri rappresentata in aula dal sostituto Sara Posa) e difese chiedere l’assoluzione con le formule più piene per i dieci imputati, contestando quindi la prescrizione - poi riconosciuta, come ricordato, solo per due - per il capo di imputazione che fa riferimento all’abuso di ufficio.

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