LA PIAGA

Truffe, organizzazione contro gli anziani

In un anno 28 colpi a segno e una cinquantina tentati. Quattro arresti e 13 denunce

di GAVINO CAU

06/11/2016 - 11:11

 Truffe, organizzazione contro gli anziani

Il colonnello Luca Politi

FORLÌ. Associazioni criminali e non semplici truffatori. Anche così si spiega il proliferare del fenomeno delle truffe agli anziani, un reato esploso nell’ultimo anno e per questo meritevole di essere combattuto e, quando possibile, prevenuto.

Lo sanno bene i Carabinieri che dal 2015 hanno messo in campo una serie di iniziative sia per aiutare le fasce deboli della popolazione, con consigli, incontri, raccomandazioni, sia contro delinquenti dediti a queste truffe, pedine di bande ormai organizzate, che spesso sconfinano da truffe in rapine, furti, estorsioni. Servono adeguamenti normativi per punire i colpevoli, consapevoli che la semplice truffa non permette né di mandare in carcere, né di far scontare pene pesanti.

Il fenomeno. Nell’ultimo anno il Comando provinciale dei Carabinieri di Forlì-Cesena ha dovuto affrontare 28 casi di truffa consumata, una cinquantina quelle tentate e non andate a buon fine. In totale in un anno quattro arrestati e 13 denunciati per aver cercato di raggirare anziani, con reati che poi, anche in base al coordinamento con la Procura, sono variati: due arresti sono per furto e rapina, altri due per truffa aggravata, mentre i denunciati sono stati 8 per truffa aggravata, 2 per estorsione, due per furto e rapina, uno per furto in abitazione. Numeri che comunque testimoniano come l’impegno non può calare.

Organizzazioni. «Un anno fa abbiamo visto crescere questo tipo di reato contro gli anziani - chiarisce il comandante provinciale del Carabinieri, colonnello Luca Politi -. Per questo dal Comando Generale abbiamo avuto l’input di verificare l’andamento del fenomeno. Abbiamo capito che non si tratta di truffatori improvvisati, ma vere e proprie organizzazioni, dove ognuno ha un compito preciso: da chi è incaricato di individuare la preda, o per telefono o per strada, a chi è operativo sul territorio».

Le misure. È stata, quindi, fatta una mappatura delle truffe per poter mettere in guardia gli anziani per poi passare alle misure da mettere in campo. «È stata costituita in ogni Comando una aliquota nei Nuclei investigativi che si occupa di queste denunce - riprende il colonnello Politi -. Poi è stato deciso di incrementare lo scambio di informazioni tra i vari reparti e Comandi di altre province. Infine abbiamo maggiori contatti con la Procura di riferimento per una adeguata qualificazione dei reati. Trattare questi reati contro anziani come una normale truffa ha un’efficacia limitata. Bisogna valutare la possibile presenza di estorsioni, oppure la contestazione dell’associazione a delinquere per essere maggiormente efficaci».

Gli incontri. Sul fronte della prevenzione, da un anno sono stati avviati una serie di incontri con anziani e associazioni che si svolgono in sedi di centri sociali, parrocchie, chiese, sale comunali, per informare i cittadini e metterli in guardia. «Abbiamo predisposto un volantino con tutte le informazioni, in collaborazione con la Confartigianato - spiega il comandante provinciale -. Nel 2015 abbiamo fatto 40 incontri che quest’anno sono diventati 128 e proseguiranno nei prossimi mesi. Il consiglio che diamo sempre è di non aprire mai la porta a sconosciuti e di non aver timore a chiamare le forze dell’ordine per verificare chi abbiamo davanti. Altra cosa fondamentale sarebbe quella che gli anziani attivassero sulla linea telefonica il servizio “Chi è”: non solo per vedere chi chiama, ma anche per permetterci di poter risalire agli eventuali telefonisti senza passare da procedure di domande che richiederebbero giorni. Le ore immediatamente successive sono fondamentali perchè altrimenti i truffatori gettano le schede dei telefonini. Altra cosa da tenere presente è che molti centralini a casa sono analogici: vuol dire che se anche non crediamo alla persona che ci sta chiamando e diciamo di voler accertarci con le forze dell’ordine, se l’interlocutore non mette giù la comunicazione, sentiremo sempre lui dall’altra parte del filo anche se penseremo di aver fatto magari il numero dei 112. A quel punto avremmo rassicurazioni fasulle».

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