IL CASO

Avis, la Soprintendenza blocca la nuova sede

Stop inatteso: l'associazione costretta a rinunciare al progetto avviato ormai da 4 anni

di GAETANO FOGGETTI

05/11/2016 - 10:51

 Avis, la Soprintendenza blocca la nuova sede

L'immobile al centro della vicenda

FORLÌ. Una vera e propria doccia fredda quella che la Soprintendenza ai beni ambientali e architettonici di Ravenna ha riversato sull’Avis comunale forlivese, costringendo l’associazione dei donatori di sangue a rinunciare al progetto già avviato di far nascere la nuova sede del sodalizio di volontariato nella palazzina dell’ex camera mortuaria dell’ospedale “Morgagni-Pierantoni”.

«In realtà la Soprintendenza, una volta esaminato il nostro progetto definitivo, ci aveva dato il nulla osta per l’avvio dei lavori - ricorda il presidente Valdemaro Flamini -. Ponendoci però il vincolo di non rimuovere i quattro tavoli in marmo sui quali venivano preparati i defunti e l’ara sempre in marmo che si trovava nella camera ardente. Impensabile, a questo punto, organizzare gli spazi come avevamo immaginato, mancando proprio la possibilità di ricavare una sala riunioni e due uffici. A quel punto, d’accordo col Comune che già ci aveva dato in concessione la palazzina per 50 anni con gli oneri di ristrutturazione a nostro carico, abbiamo preferito rinunciare».

E dire che sul progetto, che prevedeva comunque una rimozione conservativa dei manufatti e una loro ricollocazione altrove, l’Avis aveva deciso di investire 430mila euro, con la prospettiva di terminare i lavori entro sei mesi e poter entrare nella nuova sede nel 2017.

Collocazione, quella nell’ex camera mortuaria, strategica da vari punti di vista: all’interno dell’area ospedaliera, prossima al Pronto soccorso e al blocco operatorio e, con il vasto parcheggio antistante, comoda per i volontari chiamati a donare. In questo modo, invece, quella che era stata già presentata in varie occasioni come la “Casa del dono”, nell’intento di accogliere sotto lo stesso tetto Avis, Aido (donatori organi) e Admo (donatori midollo osseo), dovrà essere realizzata altrove. «Non appena ci è arrivata la brutta notizia (circa due mesi fa ndr) - prosegue Flamini - con il Comune, che ringrazio per la disponibilità, ci siamo messi alla ricerca di una collocazione altrettanto degna, che potesse soddisfare le nostre esigenze e che ci auguriamo di individuare entro breve».

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