Giovedì 29 Settembre 2016 | 22:21

FORLIMPOPOLI

«Lo spreco di cibo costa 8,4 miliardi di euro all'anno»

Festa Artusiana. Andrea Segrè presenta il suo "dizionario" del cibo giusto

«Lo spreco di cibo costa 8,4 miliardi di euro all'anno»

FORLIMPOPOLI. Dalla A di “artusiano” alla S di sprecato, fino alla Z di zero. In mezzo ci sono altre 52 parole che il professore universitario inventore del Last Minute Market, e già Premio Artusi, Andrea Segrè ha analizzato per comporre un attuale vocabolario che spieghi il rapporto con il cibo, oggi.

FORLIMPOPOLI. Dalla A di “artusiano” alla S di sprecato, fino alla Z di zero. In mezzo ci sono altre 52 parole che il professore universitario inventore del Last Minute Market, e già Premio Artusi, Andrea Segrè ha analizzato per comporre un attuale vocabolario che spieghi il rapporto con il cibo, oggi. Semplicemente “Cibo” è il titolo del volume edito da Il Mulino, che l’ agro-economista, professore all’Università di Bologna presenterà oggi alle 19 a Casa Artusi insieme al semiologo Paolo Fabbri. Tutti parlano di cibo e fresca è ancora l’ubriacatura del 2015 che ha ruotato intorno all’Expo. Ma cosa resta di tante parole? Un senso vago di confusione sicuramente, non poca superficialità diffusa, senza dubbio. Se è vero che Forlimpopoli nel nome di Artusi di cibo parla da vent’anni, e ha cominciato a farlo quindi in “tempi non sospetti”, è anche vero che intanto le parole del cibo continuano a mutare, si modificano di senso, a volte si ribaltano. Il docente dell’Ateneo bolognese propone una carrellata di aggettivi che raccontano la nostra relazione con il cibo, nella speranza di fare chiarezza sulla cultura alimentare e aiutarci a recuperare il diritto al cibo. Partendo dall’aggettivo “artusiano” non a caso, perché il buon Pellegrino eroe di casa alla festa, secondo Segrè aveva praticamente... già detto tutto. Quello che si è aggiunto nei 100 anni successivi e più sullo stesso tema, a suo parere raramente è degno di nota e soprattutto rappresenta una reale novità. Nella lettura di Segrè la “lezione” di Artusi fu quella della cucina del “quanto basta”, ovvero mangiare al meglio senza esagerare o sprecare, già di per sé un «obiettivo equo e sostenibile» dice Segrè. Perché in sostanza Artusi sostiene quel che ora da più parti si ribadisce: la necessità della sufficienza alimentare, della sobrietà, della semplicità, dello sforzo per annullare gli sprechi. Alla lettera A c’è anche l’aggettivo “avanzato”, spiegato in una accezione non negativa, perché, come spiega Segrè «avanzare significa anche andare avanti». Se c’è avanzo, ragiona il prof, vuol dire «che qualcosa si è consumato e che era troppo». Ebbene ciò che resta può avere una seconda vita, essere utile a qualcosa di nuovo.

Ben altra cosa è sprecare. «Agli italiani lo spreco di cibo costa 8,4 miliardi di euro all’anno, 6,7 euro a settimana per famiglia, per 650 grammi di cibo sprecato» calcola Segrè.

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