Venerdì 30 Settembre 2016 | 22:17

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IL PIANO REGIONALE

Forlì brucerà i rifiuti di Ravenna

Nonostante l'aumento della differenziata, fino al 2020 l'impianto lavorerà a portata piena. Respinte tutte le proposte di Provincia e Comune forlivesi

Forlì brucerà i rifiuti di Ravenna

FORLÌ. L’inceneritore di Forlì brucerà i rifiuti di Ravenna, o almeno una buona parte di quelli prodotti, dopo che nel 2018 l’impianto analogo della provincia limitrofa verrà chiuso come annunciato. A gennaio scorso in visita a Forlì per siglare l’accordo ad hoc con la città dei due inceneritori, il presidente della Regione Stefano Bonaccini usava ancora il condizionale: «È chiaro che una quota dei rifiuti che oggi viene incenerito lì potrebbe ricadere a quel punto su Forlì». Ora sta scritto nero su bianco: dal 2019 l’inceneritore di Forlì «riceverà i rifiuti indifferenziati prodotti da una parte dei comuni ravennati che cesseranno di conferire all’impianto Cdr di Ravenna». Nel Piano regionale di gestione dei rifiuti approvato martedì in Regione, è stato sì recepito con un emendamento a firma Pd l’accordo siglato a gennaio fra Regione e Comune di Forlì, accordo che che “limita” a 120mila tonnellate annue i rifiuti da incenerire all’impianto Hera di via Grigioni e stoppa rifiuti da fuori regione, ma lo stesso Piano, ridisegnando lo scenario della gestione dei rifiuti, di fatto mantiene l’impianto forlivese ai regimi attuali.

E questo nonostante l’obiettivo generale della Regione sia quello di innalzare sensibilmente i livelli di raccolta differenziata fino al 73% e il riciclo della carta al 70%. Insomma, se anche i forlivesi risponderanno all’input sancito dal Piano regionale di produrre il 25% pro capite di rifiuti in meno, il loro inceneritore continuerà comunque a bruciare come oggi, almeno dal 2019 in poi. Nel 2015 l’impianto forlivese ha infatti incenerito 119.369 tonnellate di rifiuti (il dato è stato fornito a gennaio da Hera e pubblicato dal Corriere). In base alle stime del Piano regionale appena approvato, nel 2016 verranno incenerite 96.290 tonnellate, nel 2017 97.115, nel 2018 87.147. Poi dal 2019 i numeri tornano a crescere: 118.573 tonnellate di cui 53.386 provenienti da Ravenna, così per non sforare il tetto delle 120mila tonnellate i comuni della provincia di Forlì Cesena al confine con Rimini per quell’anno conferiranno circa 13mila tonnellate all’impianto riminese di Coriano. Nel 2020 poi Forlì incenerirà 115.481 tonnellate, di cui circa 47.943 provenienti da Ravenna. Sia provincia di Forlì Cesena che Comune di Forlì nelle loro controdeduzioni al Piano avevano avanzato la richiesta che venisse vietato di incenerire a Forlì rifiuti urbani provenienti da territori diversi dalla stessa provincia, affinché a una diminuzione della produzione di rifiuti corrispondesse anche una diminuzione del quantitativo di rifiuti da termovalorizzare. Per questo inizialmente i due enti avevano anche richiesto la riduzione della portata massima dell’impianto a 80mila tonnellate. Richieste respinte perché in un’ottica di autosufficienza dello smaltimento, la Regione considera il territorio regionale come «ambito unico» il che «impone una pianificazione dei flussi che si sviluppa secondo una logica di area vasta superando i previgenti vincoli provinciali». Senza dimenticare inoltre a che nell’autunno 2015 l’inceneritore forlivese è stato comunque riclassificato, ovvero la sua portata è stata portata, appunto, a 120mila tonnellate, quelle necessarie a sopportare il carico previsto da questo stesso Piano. La Regione nella stessa sede aveva poi respinto la proposta, sempre di Provincia e Comune forlivesi, di pianificare la costruzione di un impianto di trattamento meccanico e biologico per trattare almeno 50mila tonnellate di rifiuto urbano indifferenziato e 20mila tonnellate di rifiuto organico proveniente da raccolta differenziata, sempre per incentivare un sistema alternativo all'incenerimento. «Richiesta non condivisibile né dal punto di vista tecnico né da quello economico», è stata la risposta della Regione. In una parola: respinto.

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