LA STORIA DEL RESTAURO

Ex Gil, l'emblema della modernità dall'ossatura di cemento

I lavori sono durati sei anni e costati 6,9 milioni di euro

di LAURA GIORGI

19/09/2015 - 11:25

Ex Gil, l'emblema della modernità dall'ossatura di cemento

FORLÌ. Ottant’anni di vita, gli ultimi dieci di progettazione, di cui sei di lavori. La storia dell’ex Gil non si è di fatto mai interrotta, quanto meno nell’immaginario collettivo dei forlivesi, a giudicare dalla folla che ieri ha voluto presenziare all’inaugurazione della mostra dedicata al suo progettista, l’architetto Cesare Valle, rimettendo così piede in questi spazi riportati a sembianze e colori originari e senza dubbio suggestivi. Un edificio moderno all’epoca, quando fu costruito con soluzioni che tali e quali furono riprese anche negli anni Ottanta, che ora rinasce facendo i conti con la propria storia e proiettandosi nel futuro. «Quando la democrazia è solida non si ha paura del proprio passato e non lo si nasconde» ha sottolineato più volte ieri il sindaco Davide Drei, nel disvelare alla città la futura Casa dello sport.

Costruito fra le due guerre e destinato alla formazione dei giovani balilla, il fu Gil assunse nel dopoguerra la sua vocazione prettamente sportiva divenendo poi sede storica della polisportiva Edera, mentre l’area absidale negli anni venne abbandonata al degrado. Nel 1999 il Comune lo acquisì dalla Regione e sotto l’amministrazione del sindaco Franco Rusticali partì la progettazione e del recupero. «L’intervento di restauro ha portato al recupero degli schemi funzionali originari dell’edificio ripristinando la convivenza fra zone sportive e culturali - spiega l’architetto Stefania Pondi che ha fatto parte dello staff di progettazione -. Sono stati eliminati gli elementi aggiunti nelle epoche successive e che avevano alterato l’edificio, sono state ripristinate finiture e colori e i materiali. Sono poi stati riammodernati e messi a norma tutti gli impianti, adeguando alle ultime norme antisismiche la struttura». Che aveva però già in sé una peculiarità davvero moderna, essendo stato costruito in epoca pre autarchica quindi con materiali di altissima qualità, ovvero avere un’ossatura tutta in cemento armato. Soluzioni tecniche progettate e utilizzate allora dall’architetto Valle anche molto complicate e fatte “a mano” senza macchine piegatrici, che, spiegavano ieri i tecnici progettisti, sono poi state riutilizzate negli anni Ottanta, a conferma di quella modernità a cui viene ascritta l’opera di questo architetto.

Il costo complessivo dell’opera di restauro è stato di 6 milioni e 905mila euro, coperti al 50% da risorse comunali, per 2 milioni con finanziamenti del Ministero per i beni culturali e 300mila euro dalla Fondazione Monte dei Paschi di Siena. Sono state rimesse a disposizione dello sport 7 palestre e relativi spogliatoi e bagni, uffici di servizio, un pubblico esercizio, la sede dei gestori temporanei, gli spazi al primo piano che ospiteranno negli anni futuri il Museo e la biblioteca nazionale della ginnastica. L’auditorium dove ieri si è esibita Pamela Villoresi, galleria e palco sono attualmente allo stato grezzo. Cosa manca? L’area esterna è priva di parte della pavimentazione e necessita di sistemazione del verde, la recinzione resta da realizzare e ancora qualche elemento aggiunto nel tempo e filologicamente non coerente con la natura dell’edificio deve essere ancora rimosso. Mancano finiture sia interne che esterne, l’ex cinema Odeon è ancora tabula rasa. «Far partire tutto insieme era impossibile, la struttura è troppo grande - ha rimarcato il sindaco Davide Drei -. L’obiettivo è arrivare a far convivere nuovamente sport e cultura nell’ottica attuale, democratica e libera».

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