Giovedì 29 Settembre 2016 | 03:37

IL CASO

Nel Forlivese tesoro fatto da archivi e dna

Dopo le appassionate ricerche di Mauro Mariani mobilitata l'Università. Sotto la lente cinque secoli di storia

Nel Forlivese tesoro fatto da archivi e dna

FORLÌ. E’ al territorio che, tra Forlì e Ravenna, abbraccia le frazioni da Pievequinta a Casemurate, da Mensa Matellica a San Zaccaria, potrebbero fra breve guardare gli scienziati di tutto il mondo per avere risposte certe sull’“orologio biologico” che detta i tempi delle mutazioni del Dna attraverso le generazioni. Ecco dove mira il progetto portato avanti da Università di Bologna e associazione “Amici della Pieve”, di cui fa parte lo studioso Mauro Mariani, dalle cui ricerche è partito tutto.

E’, infatti, a lui che si devono gli studi sugli archivi parrocchiali, con i quali è stato possibile ricostruire cinque secoli di alberi genealogici dando, così, agli esperti un vero tesoro da incrociare con il dna degli eredi attuali di quelle famiglie. L’obiettivo è molto ambizioso. «Il dna contiene la nostra storia e quella di chi ci ha preceduto - spiega Alessio Boattini, 39enne ricercatore al Laboratorio di antropologia molecolare del Dipartimento di Scienze biologiche, geologiche e ambientali dell’Università di Bologna, responsabile dello studio -. Quelle cellule sono archivi da leggere».

La grande attenzione per la popolazione della bassa forlivese e ravennate è dettata dalla necessità scientifica di mirare questi studi a gruppi che possano essere circoscritti con precisione. «Molti guardano alle tribù africane o a quelle di un villaggio sulle Ande - considera Boattini - io credo, invece, che le popolazioni locali abbiamo grande interesse, soprattutto a fronte di un lavoro di ricostruzione storica incredibile come quello realizzato da Mariani».

Dopo aver lavorato ad un caso analogo sul territorio di San Giovanni in Persiceto, la cosiddetta Partecipanza, il ricercatore si è buttato a capofitto sulla pista forlivese. «Per ottenere finanziamenti sono necessarie le ricostruzioni genealogiche che ci permettano confronti diretti tra alcuni marcatori molecolari delle persone viventi con quelli dei loro antenati, in modo da ricostruire i cambiamenti intervenuti e la loro velocità. Le potenzialità di questi studi stanno nel fatto che una volta scoperto l’orologio che detta i tassi di mutazione, questi sarebbero universali per tutto il mondo è diventerebbero strumento prezioso per gli studi storico demografici per capire le conseguenze di fenomeni come migrazioni o epidemie».

Dopo i prelievi di saliva fatti su oltre un centinaio di volontari adesso il lavoro si è trasferito in laboratorio. «Ci vorrà circa un anno per tutte le analisi - ricorda Boattini - e per questo sfruttiamo la collaborazione dell’Università di Cambridge e di un centro specializzato in Estonia».

Gaetano Foggetti

 

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