Lunedì 05 Dicembre 2016 | 17:31

REGOLAMENTO DI CONTI A VILLA SELVA

Sparatoria, condanne per 30 anni

Dodici anni all'albanese che ferì il rivale 24enne, ai complici 10 e 9 anni di pena

 Sparatoria, condanne per 30 anni

FORLÌ. Oltre 30 anni di carcere per tentato omicidio. Sono le pene totali inflitte dal Tribunale di Forlì a tre albanesi ritenuti responsabili della sparatoria di Villa Selva del 9 giugno 2013 nella quale rimase ferito Misard Ganoshi, 24 anni.

Quella sera due gruppi si affrontarono per punire l’onta di presunte offese e mancanze di rispetto. La sentenza pronunciata dal presidente Giovanni Trerè (a latere Roberta Dioguardi e Antonella Zatini) ha riconosciuto la più grave delle imputazioni, il tentato omicidio, senza premeditazione, assolvendo per i reati di ricettazione e incendio.

All’uomo che premette il grilletto, Kastriot Gjergji, albanese ora 26enne, difeso dall’avvocato Carlo Zauli, è stata inflitta la pena di 12 anni di carcere. Condannati sempre per tentato omicidio con la citazione di concorso anomalo (art. 116 Codice penale: «qualora il reato commesso sia diverso da quello voluto da taluno dei concorrenti anche questi ne risponde se l’evento è conseguenza della sua azione od omissione. Se il reato commesso è più grave di quello voluto, la pena è diminuita riguardo a chi volle il reato meno grave»), altri due albanesi, Emanuel Demaj, difeso dall’avvocato Giovanna Lombardo, punito con dieci anni di carcere, ed Emanuel Rrapi (avvocato Menotto Zauli) che dovrà scontare 9 anni. Giudizio sospeso per Erion Demaj, tuttora latitante. Nel processo erano imputati per favoreggiamento anche il fratello di Kastriot, Briken (avvocato Carlo Zauli) e la ragazza forlivese (difesa dall’avvocato Federico Bosi) per le attenzioni della quale era nato lo scontro dei due gruppi di albanesi: entrambi sono stati assolti.

Lite iniziata in una discoteca della riviera e che aveva avuto il suo culmine di drammaticità la sera del 9 giugno 2013 quando a Villa Selva si erano dati appuntamenti i “rivali” per chiarire, come vuole la mentalità albanese, presunti sguardi e parole poco rispettose. Solo che l’incontro che doveva essere chiarificatore dopo settimane di litigi e discussioni a causa di una ragazza “contesa” tra vecchio e nuovo fidanzato, appartenenti alle due compagnie contrapposte, rischiò di trasformarsi in tragedia.

Secondo quanto ricostruito dalla Squadra mobile di Forlì, coordinata dal sostituto procuratore Filippo Santangelo (anche se in aula c’era il pm Michela Guidi) quella sera il gruppo aggressore composto da 4 persone aveva atteso l’arrivo di due auto con altre 5-6 persone. Da una è sceso Misard Ganoshi, mentre i compagni erano stati bloccati sotto le minacce di pistola dai “rivali”. Kastriot Gjergji avrebbe sparato, secondo la difesa durante una colluttazione, un colpo di pistola all’addome. Poi era stato il fuggi fuggi. Sul posto, all’arrivo del 118 e della Polizia, c’erano solo il 24enne ferito e un amico. Le ore che seguirono furono molto concitate, con tentativi di fuga all’estero, auto ritrovate bruciate a Lido di Savio, incontri con parenti e ragazza contesa. Solo mesi dopo, al loro ritorno in Italia, furono arrestati Kastriot Gjergji ed Emanuel Demaj. Ora gli avvocati dei condannati aspettano di conoscere le motivazioni della sentenza, poi presenteranno ricorso in appello.

Gavino Cau

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