Lunedì 05 Dicembre 2016 | 11:29

TRIBUNALE

Fallimento Sapro, 22 a giudizio

Ipotizzati i reati di bancarotta fraudolenta e semplice

Fallimento Sapro, 22 a giudizio

Il sostituto procuratore Filippo Santangelo

FORLÌ. Sono 22 i rinvii a giudizio per il fallimento di Sapro (la società pubblica per l’urbanizzazione delle aree industriali), tra vari consiglieri di amministrazione, componenti del collegio sindacale e il direttore generale Bruno Lama, decisi ieri mattina dal giudice per l’udienza preliminare Monica Galassi, accogliendo le richieste formulate dal sostituto procuratore Filippo Santangelo.

Le accuse che passeranno al vaglio del tribunale collegiale a partire dalla prima udienza del 14 settembre prossimo sono quelle di bancarotta fraudolenta documentale per dissipazione e distrazione, ricorso abusivo al credito e bancarotta semplice. Le 22 persone chiamate in giudizio sono: Bruno Lama, che fu licenziato nel dicembre 2008, Vittorio Croci, Luigi Barilari, Gabriele Borghetti, Giuseppe Corzani, Nazario Venzi, Romeo Zanzani, Elvio Galassi, Lorenzo Gasperoni, Ubaldo Versari, Daniele Mambelli, Leonardo Belli, Franco Farabegoli, Giorgio Contarini, Silvia Romboli, Valter Rusticali, Ilde Buratti, Dino Ragazzini, Giorgio Paradisi, Widmer Spadoni, Silvano Tomidei, Alessandro Alberani. Tutti volti noti del mondo politico, associativo e imprenditoriale della provincia che nel corso degli anni, dal 1998 al novembre 2010 - quando la società fu dichiarata fallita con un passivo di 100 milioni di euro - hanno ricoperto incarichi all’interno di Sapro; tra questi i presidenti sono stati Daniele Mambelli (dal 21 aprile 1998 al 25 maggio 2010) e Vittorio Croci (dal 25 maggio 2005 al 24 maggio 2010). Sono 29 gli atti di compravendita considerati soggetti alle ipotesi di reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale per dissipazione e per distrazione per un importo complessivo di 6 milioni 108 mila euro. Ad essi si aggiungono le accuse di dissipazione del patrimonio sociale per altri 5 milioni 272 mila euro in relazione alle quote della società Sviluppo A14, poi per l’acquisto giudicato dissipatorio dell’area Case Castagnoli nel territorio di Cesena per 2 milioni 627 mila euro e anche per avere concesso in comodato a tempo indeterminato i terreni sull’A 14 senza pretendere nulla in cambio e così via contestando nelle cifre l’acquisto di un’area a San Colombano, l’area di Fiumana, l’area Mattei, l’area Dovizi 2, quella a San Giorgio, a Bagno di Romagna, quella del Pru 1 a Forlì, del Pru di Cesena, l’ex-Cai, fino ad irregolarità contestate nella vendita di un terreno alla Pro Domo. Altri reati, come ricordato, sono quelli di bancarotta fraudolenta documentale, ricorso abusivo al credito e bancarotta patrimoniale per dissipazione e bancarotta semplice.

 

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