Giovedì 29 Settembre 2016 | 07:00

WEB, RICATTI E PEDOFILIA

«Genitori attenti, parlate ai vostri figli»

Don Erio Castellucci, per anni responsabile della pastorale giovanile diocesana, interviene sulla vicenda che coinvolge minorenni

«Genitori attenti, parlate ai vostri figli»

FORLÌ. La vicenda della banda di minorenni che adescava sul web per poi ricattare potenziali pedofili squarcia il velo su un mondo, come quello degli adolescenti, che richiede la massima attenzione da parte di istituzioni e famiglie. «Genitori attenti - è il monito di don Erio Castellucci, per una decina d’anni responsabile della pastorale giovanile diocesana - l’uso compulsivo di Facebook o WhatsApp può essere un campanello d’allarme».

Quali sono i segnali di un potenziale disagio?

«Se l’uso degli strumenti digitali di comunicazione o dei cosiddetti “social network” diventa ossessivo, questi possono arrivare a sostituire il contatto personale diretto, soprattutto nei giovani che fanno fatica a rapportarsi ai coetanei. Anche l’aumento di aggressività può indicare un momento di difficoltà».

La vicenda della baby-gang la meraviglia? E cosa insegna?

«Sono rimasto sinceramente stupito e addolorato per la giovane età delle ragazze coinvolte. E, poi, credo che il fatto evidenzi gli errori commessi dal mondo degli adulti: tutto teso a dare modelli sociali dove rapporti e affetti sono spesso asserviti al guadagno e al denaro».

Quale approccio consiglia in questi casi?

«Nella mia esperienza ho sempre cercato di privilegiare il colloquio personale e tuttora, in parrocchia, il mio è un contatto quotidiano con i giovani che la frequentano».

Dalle intercettazioni dell’inchiesta emerge un legame fin troppo distaccato tra gli adolescenti e il loro corpo.

«Molti oggi lo sentono come un mero strumento da utilizzare come si crede. A volte, poi, tra i giovani c’è un rapporto cattivo con se stessi che sfocia anche nell’autolesionismo, proprio perché davanti a loro hanno modelli sempre perfetti - tronisti, attori, modelle - e siccome questa perfezione è solo di facciata, allora rischiano di andare in crisi. Non a caso nei gruppi parrocchiali si fa un grande lavoro sull’educazione alla corporeità».

Nei casi in cui non si riesca a costruire un dialogo, cosa possono fare i genitori?

«Se i figli non comunicano allora le famiglie dovrebbero fare riferimento alla scuola dove, vedendoli tutti giorni, possono rendersi conto di eventuali problemi. Credo che comunque inserire o favorire l’inserimento degli adolescenti in un gruppo sportivo, musicale o all’interno della parrocchia, dove si cerca anche di dare valori espliciti, sia al giorno d’oggi strumento essenziale nel percorso educativo e di crescita dei giovani».

 

 

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