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Al Mèni atto quinto

Il circo degli chef, dei contadini, dello Slow Food e degli artigiani ideato da Massimo Bottura torna a Rimini e il 23 e 24 giugno La new wave del gusto e la “palestra” per imparare a conoscere il cibo

di LAURA GIORGI

Al Mèni atto quinto

«Panem et circenses» formato riviera, atto quinto. L’alta cucina pop del circo degli chef di “Al meni” torna sul lungomare di Rimini per il quinto anno consecutivo, spostato avanti di una settimana rispetto al solito, ovvero il 23 e 24 giugno. La formula è consolidata eppure anche quest’anno come ogni volta le esperienze saranno ancora diverse. Perché il gusto ha variabili sempre nuove, i protagonisti girano, arrivano da nuovi angoli di Emilia-Romagna e di mondo, egualmente infiniti. Al centro sempre loro... le mani, “al meni” appunto, come si dice in dialetto sia in Emilia che in Romagna, strumento universale per seminare e raccogliere i frutti della terra, plasmare forme del cibo antico, presente e futuro, e scatenare nuove esperienze di sapore.

Le e gli chef chiamati a fare da funamboli sotto al tendone del circo dei sapori quest’anno arrivano da Thailandia (Arora), Georgia (Tekuna), dalle acque baltiche di Muhu Island (Adrian Klonowski), Austria (Lukas Mraz e Felix Schellhorn), Portogallo (Pedro Pena Bastos), Messico (Santiago Lastra Rodriguez), Giappone (Katsumi Ishida), Francia (Simone Tondo), Paesi Baschi (Paulo Airaudo), le itineranti Milena Broger e Celine Pham. Sono stelle del firmamento gastronomico, più che emergenti, che portano a Rimini i rispettivi singolarissimi modi di intendere l’alta cucina oggi. A loro si affiancherà chi sta facendo altrettanto in Emilia-Romagna in locali stellati come in osteria: Daniele Minarelli dell’Osteria Bottega di Bologna e Giovanna Guidetti della Fefa di Finale Emilia, Massimiliano Mascia del San Domenico di Imola, Alberto Faccani fresco delle 2 stelle Michelin per il suo Magnolia di Cesenatico, che coordina anche lo spazio di street food fuori dal circo. Agostino Iacobucci che aggiungerà una nota partenopea agli ingredienti emiliani che hanno fatto grande la sua cucina negli ultimi anni a Bologna, Massimiliano Poggi e il suo nuovo progetto fuori porta a Bologna, Silver Succi e Claudio Di Bernardo, i rappresentanti riminesi della gastronomia rispettivamente col Quarto Piano e il mitico Grand Hotel di Rimini. Fabio Rossi ora alla Taverna Righi di San Marino, racconterà come la sua cucina è cambiata in questo passaggio. Terry Giacomello i cui piatti danno un punto di vista radicalmente diverso sulle materie prime della nostra regione. Athos Migliari è la seconda generazione di una storica famiglia che ha fatto grande la cucina della Bassa ferrarese, alla Chiocciola. Come ogni anno l’evento viene aperto da uno dei due sous chef dell’Osteria Francescana, Takahiko Kondo. Massimo Bottura a far da nume tutelare del “Barnum” ancora una volta. Il ruolo di co-star è riservato ai contadini, che saranno sempre una cinquantina con i loro prodotti del territorio, dai super fruit coltivati sulle colline faentine e cesenati al pane di farine macinate a pietra, dall’olio extra vergine delle colline romagnole all’emiliano aceto balsamico tradizionale, vero, di Modena. A fare da guida e coscienza critica Slow Food Emilia-Romagna che porterà i turisti a conoscere uno ad uno i produttori, farà “allenare” sensi e consapevolezza di chi aspira a imparare a scegliere un cibo buono con i laboratori sotto al tendone e nel proprio spazio di “alleanza” proprio all’imbocco del mercato. Laboratori ad hoc sul gelato (il gusto di “Al meni” 2018 sarà una zuppa inglese “felliniana” creata ad hoc) quest’anno anche nel sempre più apprezzato stand di Mo.Ca, e anche Matrioska, lo stimolante mercato made in Rimini di artigiani davvero originali, guiderà a una riscoperta della manualità. Perché senza le mani, “al meni” non ci sarebbe.

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