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RAVENNA FESTIVAL

Nella terra del sogno

La 29ª edizione è intrisa di America e dedicata a Martin Luther King a 50 anni dalla morte. Ma il festival celebra anche Leonard Bernstein

di IACOPO GARDELLI

Nella terra del sogno

La programmazione di questa 29ª edizione del Ravenna festival è intrisa di America, terra di contraddizioni. La terra del sogno, della ricerca della felicità, di immigrazione e integrazione; ma anche terra di razzismo, di guerra e di schiavismo. Poche figure riescono a raccontare queste due anime degli Stati Uniti meglio di Martin Luther King, a cui è appunto dedicato il festival a 50 anni dalla morte. Il suo sogno profetico di pace e uguaglianza non potrebbe sembrarci più lontano nell’America dell’era Trump, immersa fino al collo di rabbia e polvere da sparo: eppure continua a suonare e guidare generazioni di nuovi deboli, dai “latinos” ai nuovi “dreamers”: tout se tient.
Una prima parte del festival esplora l'immenso contributo che questo Paese ha portato alla musica universale. Oltre a Cole Porter con il musical “Kiss me, Kate”, presentato in prima nazionale nella produzione di Opera North, il festival celebra Leonard Bernstein nel centenario della nascita nonché il minimalismo di Glass, Reich e Riley, quest’ultimo rappresentato con l’esecuzione del suo classico “In C”.
Ospiti d’eccezione il poliedrico rocker d’avanguardia David Byrne dei Talking Heads e Thurston Moore, il fondatore dei Sonic Youth, quest’ultimo all’interno dell’invasione delle 100 chitarre elettriche, omaggio allo strumento principe della pop music.
Un altro strumento, la cetra, è invece simbolo della capacità della musica di trovare le ragioni e la forza di rigenerarsi anche di fronte alla disillusione delle avanguardie e ai regimi dispotici: in questa sezione trovano spazio autori quali Alfred Schittke, Arvo Pärt e Valentin Silvestrov, ospite del festival, a cui sarà dedicato un percorso monografico. Il suo stile, definito «romanticismo d’avanguardia» e amato da Pärt, ha reso il raffinato musicista di Kiev famoso in tutto il mondo, e non a caso proprio Kiev quest’anno sarà legata a Ravenna grazie alle “Vie dell’amicizia” di Riccardo Muti.
Il maestro salirà sul podio dell’Orchestra e del Coro del Teatro dell’Opera Nazionale d’Ucraina e dell’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini per il doppio concerto che unirà Ravenna a una delle più antiche città dell’est Europa.
Ma, accanto al concerto dell’amicizia, Riccardo Muti dirigerà nella “sua” Ravenna, a 50 anni dal proprio debutto fiorentino, l’Orchestra del Maggio Musicale e un prestigioso cast vocale nel “Macbeth” di Verdi in forma di concerto.
Il programma sinfonico si completerà con grandi orchestre e direttori: mentre alla guida dell’Orchestra Cherubini si alterneranno Wayne Marshall, Dennis Russel Davies e David Fray, Valery Gergiev e James Conlon guideranno rispettivamente l’Orchestra del Teatro Marinskij e l’Orchestra Sinfonica Nazionale Rai.
Alle fughe di Bach sarà invece dedicato il concerto di Accademia Bizantina diretta da Ottavio Dantone.
Per la danza, tornano Emio Greco, con il nuovo lavoro “Apparizione”, incentrato sui “Kindertotenlieder” di Mahler, e Bill T. Jones.
Fitti, infine, gli appuntamenti teatrali. Si va dalla rivisitazione della Napoli di Elena Ferrante con “Storia di un'amicizia”, a opera di Fanny & Alexander, al “Tango glaciale” di Mario Martone; dal confronto con il punto di vista islamico in “Lettere a Nour” di Rachid Benzine, prima nazionale con Franco Branciaroli, all'indagine di Nerval Teatro su Beckett e Giacometti, “Sinfonia beckettiana”, anche questa in prima nazionale; da “Maryam” portato in scena dal Teatro delle Albe su testo di Luca Doninelli, all’“Antigone Quartet Concerto” di Elena Bucci e Marco Sgrosso.
Info: ravennafestival.org

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