Martedì 27 Settembre 2016 | 12:24

IL RAPPORTO

Agromafie, Rimini in maglia nera

Primo posto in regione, dall'estate 2015 escalation di furti nelle aziende agricole

Agromafie, Rimini in maglia nera

RIMINI. L’indice di diffusione delle agromafie in Emilia Romagna è al di sotto della media nazionale, ma emerge comunque «una penetrazione della malavita che mette a rischio la concorrenza e il libero mercato legale, soffocando l’imprenditoria onesta e compromettendo la qualità e la sicurezza dei prodotti, con l’effetto indiretto di minare profondamente l’immagine dei prodotti italiani e il valore del marchio Made in Italy».

Lo sostiene Coldiretti Emilia Romagna, in base all’Indice di organizzazione criminale (Ioc), nell’ambito del quarto Rapporto agromafie portato avanti con la stessa Coldiretti e l’Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare.

In regione, rileva la Coldiretti, il grado di penetrazione malavitoso è più evidente in Romagna, anche se è contenuto rispetto al resto della penisola. Nella classifica ricavata da Eurispes tramite l’indice Ioc, la prima provincia in Emilia Romagna per presenza di criminalità è quella di Rimini con un indice del 21,7, primo posto in regione ma solo 61° in Italia. Insieme con Rimini, al livello medio-basso (tra il 56° e l’81° posto) ci sono: Bologna 75ª (Ioc a 15,2), Ravenna 77ª e Forlì - Cesena 79ª. Si piazzano nella parte bassa della classifica: Reggio Emilia 87ª, Modena 91ª, Piacenza 93ª, Parma 94ª e Ferrara 95ª. «Le province dell’Emilia Romagna - commenta Coldiretti - sono tutte al di sotto della media nazionale dello Ioc (pari al 29,1), però emerge una penetrazione della malavita che mette a rischio la concorrenza e il libero mercato legale».

In ogni caso sono stati confiscati comunque beni immobili e aziende alla criminalità organizzata.

Secondo i dati dell’Agenzia nazionale competente, in regione «sono stati sequestrati 230 beni immobili, di cui 78 destinati, 145 in gestione totale e 7 usciti dalla gestione; le aziende sequestrate sono state 44, di cui 13 destinate, 19 in gestione e 12 già uscite dalla gestione».

L’agricoltura e l’agroalimentare, inoltre, restano sotto l’influenza della malavita soprattutto per quanto riguarda furti e frodi: e dall’estate 2015 i furti nelle aziende agricole hanno registrato una forte escalation «con razzie di raccolti nei campi, in particolare ortaggi, cocomeri in testa, e poi con furti di gasolio agricolo e di attrezzi e mezzi agricoli, in particolare trattori».

In testa alla classifica dei prodotti più falsificati ci sono i formaggi, Parmigiano Reggiano in testa «con imitazioni in tutto il mondo», ma anche il prosciutto di Parma, l’aceto balsamico, le conserve di pomodoro.

«La contraffazione, la falsificazione e l’imitazione del Made in Italy alimentare nel mondo, il cosiddetto italian sounding, supera un fatturato di 60 miliardi di euro, 8 miliardi in Emilia Romagna».

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