Venerdì 09 Dicembre 2016 | 00:59

ARTE DAL VERO A IMOLA

La mostra delle meraviglie

Un viaggio dal 900 a oggi. 93 artisti tra pittura, scultura, grafica e ceramica

La mostra delle meraviglie

IMOLA. Arte romagnola in grande spolvero a Imola per la vasta esposizione Arte dal vero. Aspetti della figurazione in Romagna dal 1900 a oggi curata da Franco Bertoni e promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio della città, nella quale trovano spazio 176 opere, tra pittura, scultura, grafica e ceramica di 93 artisti.

L’idea originale di Bertoni alla quale partecipa anche Andrea Emiliani, parte dal riscontro oggettivo che in Romagna le “arti” mantengono una persistente matrice figurativa che evolve progressivamente, si aggiorna nei contenuti e si adatta alle nuove tecniche di espressione. Così inizia uno splendido viaggio che parte dal primo Novecento nella Faenza di Domenico Baccarini, Giuseppe Ugonia, Domenico Rambelli, Ercole Drei, Achille Calzi, Serafino Campi e Francesco Nonni per continuare con Giovanni Romagnoli, Franco Gentilini, Giannetto Malmerendi, Leonardo Castellani, Domenico Matteucci, Angelo Biancini e Carlo Zauli, ai quali vanno aggiunti gli imolesi Amleto Montevecchi, Giovanni Guerrini e Tommaso Della Volpe oltre a Roberto Sella, Orazio Toschi e Anacleto Margotti di Lugo.

Lungo il percorso si incontrano le opere degli artisti coinvolti nel “Cenacolo artistico forlivese” come Giovanni Marchini, Maceo Casadei, Bernardino Boifava, Pietro Angelini, Leonida Brunetti, Carlo Stanghellini ai quali vanno aggiunti Gino Mandolesi, Gianna Nardi Spada e Pier Claudio Pantieri.

Dell’area cesenate figurano incisioni e quadri di Gino Barbieri prematuramente ucciso sull’Altopiano di Asiago e due disegni di Antonello Moroni nativo di Savignano sul Rubicone. Della generazione operativa nel secondo dopoguerra sono Alberto Sughi, Luciano Caldari, Giovanni Cappelli, Mario Bocchini, Osvaldo Piraccini a rappresentare quella “Scuola di Cesena” che esce dai confini regionali per ben conosciuta a livello nazionale.

Non mancano gli artisti della “bassa” come Luigi Varoli, Umberto Folli, Ettore Panighi, Giulio Ruffini, Giuseppe Tampieri Francesco Verlicchi e il ravennate Alberto Salietti. Tra gli altri è presente anche Mattia Moreni, un grande romagnolo d’adozione, con la sua monumentale “bistecca del vicino” realizzata a Santa Sofia nel 1984 in occasione della 17ª edizione del Premio Campigna.

A questi autori “datati” vanno aggiunte le generazioni più giovani a testimoniare il “nuovo” che emerge nel figurativo rivisitato: Lucia Baldini, Bertozzi & Casoni, Roberto Casadio, Angelo Fabbri, Luca Freschi, Stefano Gattelli, Ivo Gensini, Enrico Lombardi, Miria Malandri, Marco Neri, Massimo Pulini, Nicola Samorì, Erich Turroni e molti altri. Una bella mostra che rivitalizza l’arte romagnola di alto livello.

Purtroppo resta una perplessità che sembra confermare l’eterna “maledizione” del sud a ogni latitudine. Pur condividendo l’assoluta necessità di una selezione rigorosa per gli obiettivi della mostra, sembra paradossale che nessun artista della provincia di Rimini figuri fra quelli esposti. L’unico presente nella “kermesse” imolese è il nobile clementino Antonio Nadiani al quale è forse giovato aver svolto la sua poliedrica e discutibile attività artistica «su al nord» fra Austria, Norvegia e Germania. (s.s.)

 

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