Venerdì 09 Dicembre 2016 | 08:37

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SOGLIANO

Paoli e Rea: «Siamo vivi»

Domani sera alle 21 in piazza Matteotti. Il cantante e il pianista in recital

Paoli e Rea: «Siamo vivi»

SOGLIANO. Confidava il pianista Danilo Rea a Cesena che la chiave vincente del concerto “Due come noi che…” sta «nella forte componente emozionale con cui si genera e si traduce al pubblico che lo accoglie con partecipazione. Siamo vivi, ci emozioniamo».

Così Rea, pianista jazz e Gino Paoli maestro della canzone assicurano di emozionare anche domani sulla piazza Matteotti di Sogliano al Rubicone alle 21. La scaletta propone un’antologia di Paoli e di altri famosi autori, da “Averti addosso” a “Il cielo in una stanza”, da De André a Brel, e un omaggio alla canzone napoletana.

Paoli come affrontate ogni concerto?

«Il punto di vista cambia di serata in serata, così come la scaletta. Non sappiamo mai quello che faremo».

Ha voglia di mettere per iscritto le sue storie?

«Non penso di scrivere la storia della mia vita, ma é uscito "I semafori rossi non sono Dio" (Rai Eri) del giornalista Lucio Palazzo, frutto di una chiacchierata a casa mia».

La sincerità che dimostra negli incontri dal vivo conquista. Quando un artista riesce a mettersi a nudo?

«Sono una persona diretta, la diplomazia non é mai stata il mio forte. Sono anche convinto che le canzoni sono storie raccontate con gli occhi dell’autore, non arrivano mai all’orecchio di chi ascolta con il significato con cui sono state concepite. A chi ascolta arriva l’emozione che interpreta a seconda del proprio stato d’animo».

Per gli artisti della sua generazione Romagna e riviera d’estate erano punti fermi. Ha qualche aneddoto che le piace rammentare?

«Sono legato alla Romagna. Porto nel cuore le estati passate in riviera, ammiro il senso dell’umorismo dei romagnoli, il grande spirito di cooperazione. In Romagna c’é una profonda cultura musicale e musicisti formidabili. Spesso il liscio viene sottovalutato come genere ma c’é un episodio che ricordo sempre col sorriso, emblematico del carattere dei romagnoli e dello spirito di condivisione. Una sera ero a un concerto dell’orchestra di Secondo Casadei; mentre suonavano, un uomo cominciò a rumoreggiare in maniera sempre più aggressiva, finché Casadei perse la pazienza. Fece un solo cenno al batterista, un omone grande e grosso, questi raggiunse il signore in questione e lo stese con un pugno. Poi, come se niente fosse, sorrise a Casadei per fargli capire che il problema era risolto e tornò a suonare. Alle spese di quel mese Casadei aggiunse anche una multa di 60.000 lire a cui fu condannato il batterista. Ecco, i romagnoli hanno inventato le cooperative musicali».

Venendo all’attualità, come presidente Siae: il cosiddetto equo compenso potrà davvero aiutare le associazioni e gli artisti indipendenti e più in generale la qualità della musica italiana?

«C’è una cosa che tengo a precisare sull’equo compenso, perché c’è troppa disinformazione e controinformazione da parte delle potentissime multinazionali: non è una tassa né un balzello che ricade sui consumatori. La Siae è un presidio di libertà per tutti e costituisce il pilastro che sostiene e rappresenta tutti i creativi, specialmente i giovani. Il decreto del ministro Franceschini sostiene la cultura nel nostro Paese, che è un bene pubblico da difendere, e questo provvedimento adegua la tutela».

 

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